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martedì, 15 luglio 2008
Per saperne di più su HNT.



           

Ecco a voi una chicca per tutti gli amanti del tifo organizzato: l'intervista ad Herri Norte, il più famoso gruppo ultras dell'Athletic (nonché una delle tifoserie più politicizzate del globo), da parte del periodico livornese indipendente "Senza Soste", che ringraziamo e salutiamo con calore. Buona lettura.

Un recente viaggio a Bilbao è stato l’occasione per conoscere la “Unaikistan”, la sezione maggiormente politicizzata degli Herri Norte Taldea, la frangia più calda dei tifosi dell’Athletic Club de Bilbao. “Le risposte che seguono - come hanno tenuto a precisare - sono pertanto l’opinione degli intervistati e, probabilmente, dell’intera sezione Unaikistan degli HNT.
Chi sono gli Herri Norte Taldea?
HNT è un gruppo di tifosi che si organizza dopo il mondiale del 1982 e dopo l’impatto che lascia a Bilbao la visita dei tifosi inglesi. Alcuni anni più tardi ha luogo una scissione e prevale il settore più politicizzato vicino alla sinistra indipendentista. HNT non è un gruppo largo ed è sempre stato prevalentemente un gruppo di amici. Adesso conta circa 200 membri.
Malgrado HNT sia un gruppo unico, al suo interno esistono posizioni differenti. In cosa consistono tali differenze?
In passato esisteva un piccolo gruppo di anarchici ed eravamo tutti uniti in nome dell’Athletic e dell’antifascismo. Oggi esiste un acceso dibattito sul traffico e l’eccessivo consumo di droga e sull’opportunità o meno di tollerare concerti o slogan di gruppi apolitici oppure tendenti a destra dentro la musica punk e oi! Per questo abbiamo dato vita a Unaikistan, per combattere entrambe le cose.
In trasferta siete sempre presenti?
Quando il gruppo era meno numeroso viaggiavamo di più ma restiamo comunque uno dei gruppi della Liga che si muove di più.
Le tifoserie nemiche vengono a Bilbao?
San Mames dispone soltanto di 2.500 biglietti fuori abbonamento, perciò i rivali non hanno possibilità di venire numerosi. Se si presentano è solito trattarsi di una tifoseria amica. Negli ultimi tre anni ci ha fatto visita solo una tifoseria nemica, con un bus superscortato che non cercava lo scontro, ma solo uscire su “Superhincha” (il Supertifo spagnolo).
Quali sono le differenze più grandi (se esistono) tra le tifoserie basche e quelle spagnole?
Le tifoserie basche cantano tutte le stesse canzoni e hanno lo stesso stile di quelle spagnole. L’unica che si differenzia è la nostra. Cantiamo canzoni politiche basche, non abbiamo striscioni e odiamo le coreografie. Quando il Club ha organizzato una coreografia lo ha fatto in tutto lo stadio tranne il nostro settore. Ci piace più la strada degli spalti.
C’è rivalità, o addirittura inimicizia tra voi e le altre tifoserie basche o esiste un fronte unico contro il “nemico” spagnolo?
Sfortunatamente negli anni ci siamo scontrati in alcune occasioni con tutte le altre tifoserie basche. In alcuni casi esiste una conoscenza che va avanti da molti anni e in altri ci sono perfino amicizie personali. Spesso ci uniscono gli obiettivi politici, però a volte si generano incomprensioni.
Avete qualche rapporto di amicizia con le tifoserie spagnole?
C’è molta amicizia tra HNT e i tifosi del Celta Vigo, ma loro si sentono galiziani, non spagnoli. Non abbiamo problemi con i gruppi antifascisti ma non c’è una vera amicizia. Con alcuni gruppi però che pur si proclamano antifa, ma che hanno un passato torbido, La Coruña ad esempio, abbiamo pessimi rapporti.
Raccontate come nasce l’amicizia tra HNT e le tifoserie di Sankt Pauli e Celtic di Glasgow: com’è nata? E come si caratterizza?
Il rapporto cominciò perché gente di Amburgo e Glasgow vennero a farci visita, ma non è un vero gemellaggio. Da amicizie a livello personale il discorso si è allargato. Con gli irlandesi (la tifoseria del Celtic ha moltissimi tifosi irlandesi per la nota contrapposizione tra cattolici, di cui è una sorta di simbolo, e protestanti filo-inglesi, n.d.t.) la relazione è stretta perché condividiamo la lotta contro un nemico invasore, mentre St. Pauli è stata un’ispirazione nella lotta contro il razzismo e ci riempie d’orgoglio che esista un gruppo di HNT organizzato là.
Ci sono compagni tra gli HNT che sono militanti attivi della sinistra abertzale (indipendentista, n.d.t.) anche fuori dallo stadio?
Certamente. Ci sono persone che militano politicamente nei propri paesi o quartieri e ci sono persone degli HNT detenuti in carcere. Tuttavia la maggior parte di noi si limita a partecipare alle manifestazioni. Dall’altro lato la sinistra “abertzale” ci vede come hooligans e ci critica quando sbagliamo mentre quasi mai ci applaude quando ce lo meriteremmo.
Potrebbe esistere HNT senza fare politica? In cosa consiste per voi fare politica?
L’anno scorso una persona provò a coinvolgere nel gruppo persone meno politicizzate al fine di mettere su una sezione apolitica. Tutti furono contrari e lui fu espulso. Perfino i meno politicizzati sanno che senza politica HNT non sarebbe HNT. Far politica significa avere un comportamento costante e coerente in favore del socialismo e dell’indipendenza cercando di portare dentro San Mamés ciò che accade fuori.
Quali sono le maggiori differenze tra le tifoserie italiane e quelle della Liga spagnola?
Non conosciamo così bene le tifoserie italiane per poter esprimere un giudizio netto, ma è innegabile che è da 25 anni che gli ultras spagnoli imitano quelli italiani. Sicuramente le tifoserie italiane sono più numerose.
Come si caratterizza la repressione dentro e fuori gli stadi? Avete anche voi i “daspo”?
Con la videovigilanza dentro lo stadio non fai più vita. La repressione consiste poi nel comminare pesanti multe attraverso la commissione antiviolenza. La scorsa stagione 80 membri di HNT sono stati identificati nella strade di La Coruña e due giorni più tardi la commissione antiviolenza dettava alla stampa che la polizia aveva evitato un massacro perché secondo loro il nostro intento era quello di entrare con “esplosivi” nella curva avversaria. A 28 persone è stata comminata una multa di 6.000 euro (un totale di 174.000 euro) oltre al divieto di entrare negli stadi per un periodo compreso tra i 3 e i 12 mesi. A La Coruña non solo non c’era nessun tipo di esplosivo ma nemmeno ci furono incidenti. Così funziona questo stato “democratico”.
L’Athletic, per ciò che rappresenta e ha rappresentato in passato, non può essere definito una semplice società calcistica. Quali sono gli elementi politici e sociali del club che vi inorgogliscono di più?
La prima caratteristica è che gioca solo con giocatori baschi e ciò la unisce molto al proprio popolo. C’è chi vede in questo una forma di razzismo, ma si sbaglia. I primi figli dell’immigrazione stanno giocando nel nostro settore giovanile e già quest’anno un giovane calciatore nero ha debuttato in amichevole con la prima squadra. Pensate che bello se un giocatore basco e nero facesse gol al Bernabeu: gli Ultras Sur impazzirebbero! La seconda è che i soci sono i proprietari del club e le decisioni più importanti vengono prese in assemblea. Ogni 4 anni i soci votano per il rinnovo delle cariche dirigenziali. Non è certo il massimo della democrazia visto che per potersi presentare alle elezioni è necessario coprire un tanto per cento del bilancio societario, motivo per cui si presenta solo chi è ricco, ma è già meglio rispetto alla stragrande maggioranza dei club, che di fatto sono semplicemente aziende. La terza è la storia antifascista. Molti giocatori dell’Athletic hanno girato il mondo con la selezione basca per raccogliere fondi da destinare alla guerra contro i fascisti. Abbiamo avuto anche calciatori vincolati alla sinistra abertzale già dagli anni ‘30 come Belaustegigoitia, di ANV. Endika, calciatore degli anni ’80, entrò nel direttivo nazionale di Herri Batasuna e un altro dell’attuale rosa come Koikili ha avuto suo padre detenuto, solo per fare alcuni esempi.
C’è però chi sostiene che l’Athletic oggi rappresenti più l’oligarchia del PNV (il Partito Nazionalista Basco, di stampo liberale e liberista, n.d.t.) che il vero spirito popolare basco.
E’ innegabile che la dirigenza del club è sempre stata vincolata al PNV e il PNV è sempre stato vincolato all’oligarchia basca. Durante il franchismo invece le dirigenze erano legate all’oligarchia spagnolista. Per loro disgrazia, tutto il popolo, dagli operai ai contadini, ama la sua squadra di calcio. L’Athletic non è la sua dirigenza, l’Athletic è il popolo.
Cosa pensate della tifoseria del Livorno?
La maggior parte di noi, tranne alcune eccezioni, conosce il Livorno per Lucarelli. Siamo stati molto invidiosi nel vedere un calciatore comunista impegnato a tal punto con la squadra della propria città e con la sua tifoseria, anch’essa comunista. Che pensiamo? Che è bellissimo. Buona fortuna per il futuro al Livorno e soprattutto ai suoi tifosi.

TITO SOMMARTINO


Postato da: Edo14 a 16:50 | link | commenti (4) |
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giovedì, 10 luglio 2008
Il pagellone 2007/08 (ultima puntata): il mister.



Caparros 7: accolto come salvatore della patria, quasi messo in discussione a metà anno, risorto a marzo e confermatosi allentore di razza a fine torneo. Questa è stata, in poche parole, la stagione di Joaquin Caparros da Utrera, che, a conti fatti, ha raddrizzato in primavera una stagione che stava procedendo a fatica tra risultati altalenanti e un gioco mai pienamente convincente. Supportato da un mercato estivo assai frizzante, Caparros si è presentato al pubblico bilbaino con un precampionato eccellente, nel quale ha spiccato senza dubbio il 3-0 rifilato alla Fiorentina davanti a un San Mamés in brodo di giuggiole; il campionato, si sa, è comunque un'altra storia, e i Leoni fino a marzo non sono proprio riusciti a carburare. A Jokin (così è stato ribattezzato dai tifosi baschi) va riconosciuto il gradissimo, enorme merito di aver restituito da subito solidità difensiva ad una squadra che, nelle ultime due stagioni, era stata praticamente sotterrata di gol dagli avversari; felici, in tal senso, gli acquisti di Ocio e Iraizoz, tuttavia al mister va il merito di aver puntato con convinzione su Amorebieta (e, in seconda battuta, su Ustaritz) e soprattutto di aver impostato una tipologia di gioco nella quale tutti i giocatori partecipano alla fase di non possesso e aiutano i quattro difensori canonici, pressando in modo aggressivo e concedendo pochi spazi all'impostazione altrui. E' questo il Calcio (con la c maiuscola) dell'utrerano, un calcio con pochi fronzoli, sparagnino ma non catenacciaro nel senso bieco del termine, altamente agonistico e con poche concessioni all'avversario. Il rovescio della medaglia è stato rappresentato dalla fase offensiva, mai pienamente convincente fino a primavera; Caparros è convinto fautore di un 4-4-2 con due centrali più di rottura che di impostazione, due ali classiche, un centravanti-boa e una seconda punta a muoversi su tutto il fronte d'attaco e non ha esitato a proporre questo schema anche a Bilbao, trovando però più difficoltà del previsto in fase di manovra. Per farla breve: l'Athletic sapeva come muoversi e attaccare gli spazi in contropiede, mentre non aveva idea o quasi di cosa fare con la palla quando si trovava ad attaccare difese schierate. Il risultato è stato l'incredibile differenza tra rendimento casalingo e rendimento esterno, con l'ago della bilancia ovviamente dalla parte di quest'ultimo; in trasferta, infatti, ai biancorossi è bastato giocare di rimessa per ottenere risultati ottimi (su tutti il 3-0 del Mestalla, vera partita-gioiello della stagione), mentre in casa hanno fatto una fatica tremenda anche con avversari osceni come Murcia e Levante. I motivi di tale difficoltà, a parer mio, hanno una duplice causa: da una parte la "forma mentis" caparrossiana, assolutamente mediocre quando si parla di un'impostazione che esuli dal ribaltamento rapido dell'azione e dalle transizioni veloci verso l'attacco (due cose che Jokin sa insegnare come pochi altri); dall'altra, l'annata così così di alcuni elementi chiave, in particolare David Lopez, Orbaiz e Yeste, ovvero l'ala destra, il regista e il "crack" della squadra. L'ex Osasuna ha reso spesso la fascia destra un ricettacolo di giocate banali e assai poco pericolose, Don Pablo è stato a dir poco appannato in regia e Fran ha rappresentato il maggior dilemma tattico del mister di Utrera, che lo ha proposto in vari ruoli (trequartista centrale, mediano, ala sinistra) senza mai ricevere risposte del tutto soddisfacenti dal numero 10. Nella seconda parte di stagione, l'esplosione di Javi Martinez, libero dai compiti puramente difensivi che aveva come scuderio di Orbaiz, la conferma di Susaeta, la riscoperta del jolly Garmendia e, soprattutto, il miglioramento notevole di Llorente sotto porta hanno dato a Caparros le chiavi che cercava per dare uno straccio di manovra ai suoi, per troppo tempo ancorati al "pelotazo" dalle retrovie alla ricerca dell'ariete.
Gioco offensivo a parte, l'aspetto che più ha lasciato interdetti gli appassionati di Athletic è stato il calo inspiegabile della squadra nei secondi tempi (soprattutto in casa), problema che ha tormentato i biancorossi praticamente per tutta la stagione. Primo tempo a tutto gas, ripresa a dieci all'ora: perché? Non regge l'ipotesi della scarsa tenuta fisica, visto il ripetersi del fenomeno per tutta la stagione (anche nei momenti di maggior forma), e non mi convince nemmeno l'idea di un calo di concentrazione dopo le belle prestazioni viste in molti primi tempi...a parer mio, l'Athletic molto spesso ha avuto il "braccino", ovvero ha visto la vittoria a portata di mano e non è riuscito a coglierla proprio per la paura di vincere, chiara eredità lasciataci da due stagioni balorde vissute a strettissimo contatto con l'incubo della retrocessione. Questione psicologica, dunque? Credo di sì, e non è un caso che i suddetti cali si siano diradati man mano che la squadra mostrava miglioramenti di gioco e inanellava risultati positivi in serie, salvo tornare a fine campionato anche a causa della stanchezza di molti elementi della rosa (emblematico, in tal senso, il 4-1 rimediato all'ultima giornata in casa del Siviglia).
Devo dire la verità, a un certo punto della stagione, tra dicembre e febbraio, quando i risultati non arrivavano e la posizione di classifica dei Leoni era del tutto simile a quella dell'anno scorso, ho avuto dei dubbi su Caparros. Ho dubitato, lo ammetto, e sono arrivato molto vicino a credere che non fosse lui il tecnico ideale per risollevare i nostri amati colori; le difficoltà di manovra, i cali nei secondi tempi e certe scelte di formazione un po' cervellotiche mi avevano un po' impaurito, ma devo dire che il bilancio finale sull'operato di Jokin non può che essere ampiamente positivo. Trovatosi a dovere gestire una squadra reduce da due stagioni disastrose, il mister ha innanzi tutto ridare fiducia e scurezza all'ambiente, mettendoci forse più di quanto lui stesso credesse ad agosto, e solo dopo aver ricostruito gli equilibri interni ha potuto concentrarsi sul gioco e sul rendimento generale dei suoi. Buona la scelta di puntare su un gruppo ristretto di giocatori, operazione con cui l'utrerano ha dato alla squadra un'ossatura stabile e ben definita, ha responsabilizzato i più giovani e ha messo da parte alcuni elementi ai limiti dell'inguardabilità (Exposito, Murillo e Casas su tutti).
In definitva, direi che il nostro tecnico si è meritato un bel voto. La società lo ha chiamato per risanare, uscire dai bassifondi della Liga e porre le basi per un futuro migliore: la prima parte del piano è stata completata, adesso lo aspettiamo per la stagione della conferma, quella che, nei progetti del club e nei sogni di noi tifosi, dovrebbe far tornare l'Athletic al ruolo che gli compete.

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sabato, 21 giugno 2008
Il pagellone 2007/08: gli attaccanti.


Fernando Llorente e la rete, finalmente tra i due sembra correre buon sangue.

Llorente 8: per me è lui il miglior biancorosso dell'anno, non tanto per il livello delle sue prestazioni (buono, ma inferiore ad altri elementi della rosa quali Amorebieta e Javi Martinez), quanto per ciò che potrebbe significare questa sua stagione nel futuro dell'Athletic Club Bilbao. Detto senza mezzi termini: dopo le deludentissime annate trascorse agli ordini di Mendilibar-Clemente e Sarriugarte-Mané, in quanti avevano già dato per spacciato l'ex promessa di Rincon de Soto? Portato in prima squadra da Valverde nel 2004/05, messosi in luce ai Mondiali under 20 di quello stesso anno, dove fu Scarpa d'argento dietro Leo Messi, Llorente sembrava avviato ad un roseo futuro nelle fila dei Leoni, e invece... Invece il progetto di Mendilibar, che aveva in mente Llorente titolare al centro dell'attacco e Urzaiz in panchina a fargli da chioccia, naufragò miseramente e il comando passò a Clemente, con cui Nando non aveva un rapporto idilliaco (eufemismo). L'anno successivo non andò meglio, visto che alle prime difficoltà sia Sarriugarte che Mané decisero di affidarsi all'usato sicuro di Urzaiz o al contropiede di Aduriz, giudicando troppo rischioso puntare su un atleta in fase di maturazione in un momento tanto delicato per la squadra. A fronte di questi due fiaschi notevoli, la stagione attuale rappresentava per Llorente l'ultima spiaggia: affermarsi o fallire, ritagliarsi un ruolo da protagonista o condannarsi ad una mediocre carriera di secondo piano che, per le evidenti qualità del giocatore, sarebbe stato un peccato assoluto. L'inizio non è stato facile: pochi gol, prestazioni discrete ma mai decisive, solita fragilità mentale ad affossare doti fisiche e tecniche meritevoli di un giocatore con più carattere. Caparros, non so se per intima convinzione o per la mancanza di alternative, ha aspettato con pazienza il giocatore, mettendolo a volte da parte ma senza accantonarlo del tutto come era stato fatto da altri suoi colleghi, e alla fine è stato ripagato; dopo un girone d'andata con soli due gol segnati (la doppietta nello storico 3-0 al Mestalla), nel ritorno Nando si è sbloccato contro il Barcellona e da lì ha inizato a segnare con buona regolarità, finendo il campionato per la prima volta in doppia cifra con 11 centri in 35 partite, di cui 9 nelle 19 giornate della "vuelta". Numeri ancora lontani dall'eccellenza, eppure non possono non rappresentare una grande speranza per tutti i tifosi biancorossi rimasti orfani di bomber dopo l'addio di Urzaiz. Llorente segna di più e fa valere maggiormente il suo peso specifico nell'economia della manovra biancorossa, senza nascondersi dietro ai difensori avversari e senza arretrare per prendere palla da lontano, cosa che pure gli riesce; adesso lo si vede sgomitare e battersi con convinzione, dare molte palle di sponda, far salire la squadra e - soprattutto - concludere a rete con più determinazione rispetto al recente passato. Certo, non è un killer d'area di rigore, non ha l'istinto del predatore degli ultimi 10 metri né la freddezza negli uno contro uno, però sa far male in acrobazia, ha i tempi dell'inserimento ed è dotato di un destro discreto. Inutile fare paragoni imbarazzanti (l'Ibrahimovic basco, tanto per dirne uno): Nando è Nando, solo questo, e può diventare un buon giocatore, e una pedina importantissima nello scacchiere dell'Athletic, se prende come riferimento ciò che faceva Urzaiz per questa squadra. Llorente ha iniziato il suo cammino e per questo l'ho voluto premiare, sperando che prosegua sulla strada intrapresa e possa arrivare più in là di 11 reti, cosa che il suo potenziale gli permetterebbe senza troppi problemi.

Etxeberria 7: dopo essersi ritagliato il ruolo di salvatore della patria lo scorso anno, nel quale furono determinanti per la salvezza le sue grandi prestazioni a fine stagione, Etxebe ha voluto dimostrare nel corso di questa temporada di essere ancora lontano dall'età del pensionamento, e direi che ci è riuscito. Riportato da Caparros al ruolo originario di seconda punta, Joseba ha giocato molto bene, specie nel girone di andata, e ha fatto vedere di non aver perso la capacità di svariare su tutto il fronte di attacco e di pungere le difese altrui sfruttando gli spazi aperti per lui dall'ariete centrale. Il fiuto sotto porta è sempre scarso, come dimostrano i 4 gol in 25 partite, ma il livello globale delle sue prestazioni è sempre stato molto buono anche quando non ha segnato, ad esempio nel fantastico 5-1 con il Valencia nel quale ha servito ben tre assist ai compagni, facendo impazzire i difensori di Koeman con la sua mobilità e la grande rapidità nel breve. Più fantasioso e meno monocorde di quando gioca a destra (in Spagna dicono che ha una sola finta nel repertorio e non vanno molto lontani dalla verità...), il Gallo si è ritagliato un ruolo da protagonista che ha fatto usare a molti commentatori l'abusata espressione di "seconda giovinezza", forse perchè da diversi anni era un po' l'ombra di sé stesso. Questa è stata anche la stagione dei record per Etxebe, che ha passato il traguardo dei 100 gol totali e delle 400 presenze in Liga con la maglia biancorossa, diventando il primo giocatore cresciuto fuori dal vivaio di Lezama a raggiungere questa cifra impressionante. Complimenti!

Aduriz 6: il mio è un voto di stima, perchè è indubbio che dall'attaccante di Donostia ci si aspettasse molto di più. Il modulo a due punte caro a Caparros pareva perfetto per esaltarlo, visto che Aritz non è un ariete e rende sicuramente di più accanto ad un centravanti di peso rispetto a quando viene schierato da solo in avanti; purtroppo, però, il numero 23 è incappato in una di quelle stagioni storte che ciclicamente possono capitare ad un attaccante, ha segnato poco, specie nel cuore dell stagione, ed è finito suo malgrado ai margini della prima squadra, riuscendo a rimettersi in luce solo al termine della temporada. Era partito benissimo, Aduriz, con 4 reti realizzate nelle prime otto giornate e l'impressione che il suo rendimento fosse aumentato rispetto all'ultima Liga, poi è incomprensibilmente calato, sia dal punto di vista delle prestazioni che nel numero dei gol fatti, e Caparros gli ha preferito spesso e volentieri Etxeberria o Llorente. A un certo punto della stagione era chiaro che Aritz aveva smarrito la tranquillità, come sempre succede ad una punta che non segna, e non si capiva come potesse ritrovare la via del gol a causa delle sue prove nervose e poco lucide in fase di finalizzazione; alla fine si è sbloccato contro il Recreativo, segnando peraltro un gol importante per la classifica dei Leoni, e nell'ultima parte della stagione ha giocato meglio, concludendo il suo campionato con uno score di 7 reti in 33 match. Poco, ma si sa che Aduriz non è un bomber da 20 reti l'anno; semmai, è importante recuperarlo psicologicamente in vista della prossima stagione, perchè a parer mio la coppia d'attacco che compone con Llorente è la migliore possibile e va provata fino allo sfinimento. Nando e Aritz hanno caratteristiche complementari e sanno trovarsi sul terreno di gioco, hanno buon affiatamento e possono dare alla squadra almeno una ventina di gol; Caparros deve puntare su di loro perchè loro sono il futuro dell'Athletic.

Ion Vélez 5: ho sentito che si parla di un suo ritorno in prima squadra dopo il prestito all'Hercules e devo dire che questa notizia mi ha alquanto sconfortato. Lento, macchinoso, mai a segno nei 9 gettoni concessigli da Caparros, il ventitreenne di Tafalla mi è sembrato tutto fuorché un giocatore da Primera. Gli auguro di smentirmi, ma avere lui solo come attaccante di scorta non mi fa dormire sonni tranquilli.

Aitor Ramos, Urko sv: per Urko una sola presenza e l'augurio di poterlo rivedere ancora in prima squadra, nonostante un fisico poco adatto alla Primera, perchè i mezzi tecnici sono notevoli; Ramos ha giocato 7 partite, tra Liga e Copa, e ha mostrato qualità interessanti, superiori a quelle di Vélez: rapido, fa molto movimento ed è assai generoso, caratteristica che forse lo limita in fase realizzativa. Da rivedere, magari dopo averlo spedito a farsi le ossa in Segunda.

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martedì, 10 giugno 2008
Il pagellone 2007/08: i centrocampisti.


La grinta di Javi Martinez, grande protagonista della stagione biancorossa.

Javi Martinez 7,5: solo una parola per definire questo 20enne navarro, alla sua seconda stagione di Liga (entrambe giocate da titolare, e ho detto tutto): strepitoso. Non ci sono più aggettivi per definire questo fenomeno, il vero prototipo del centrocampista moderno: fisicamente straripante, bravo sia in interdizione che nell'appoggiare la fase offensiva, è dotato di due piedi non disprezzabili e di un senso della posizione innato. Quando è in giornata, Javi Martinez te lo ritrovi ovunque, a pressare nella trequarti avversaria come a proteggere la propria area di rigore, a chiudere sulle fasce come ad inserirsi in avanti a rimorchio delle punte...un incubo per gli avversari, pura gioia per i tifosi biancorossi. Non era partito benissimo, Javi, anche a causa del ruolo di recupera-palloni esclusivo cui lo consegnava il tandem con Orbaiz; è però cresciuto esponenzialmente nel girone di ritorno, e guarda caso l'Athletic ha iniziato a giocare meglio, per poi esplodere definitivamente nell'ultima parte di stagione, quando, con Pablo infortunato, si è messo il centrocampo in spalla e ha fatto reparto quasi da solo. Il momento più bello dell'intera stagione dell'Athletic resta senza dubbio il suo coast-to-coast micidiale contro l'Atletico di Madrid, una volata da porta a porta (conclusa con l'assist per l'1-1 di Susaeta) che riassume meglio di mille parole le qualità e le potenzialità di questo ragazzo, per cui le porte della Seleccion potrebbero aprirsi molto presto. Progressione incontenibile, forza dirmpente, classe: signore e signori, Javi Martinez.



Susaeta 7: senza dubbio la più bella sorpresa dell'anno, Markel Susaeta Laskurain ha avuto un impatto sulla prima squadra che a molti ha ricordato gli esordi di un certo Guerrero. Senza scomodare il mai troppo rimpianto Julen, va comunque sottolineato che il ventenne esterno destro di Eibar ha lasciato una traccia importante e assai visibile del suo passaggio dal Bilbao Athletic alla formazione dei "grandi", imponendosi subito con classe e personalità non comuni. Se tra i cachorros giostrava spesso come trequartista centrale, in prima squadra Susaeta si è dovuto convertire stabilmente in ala destra e lo ha fatto con incredibile bravura, riuscendo a sfruttare al meglio le doti notevoli di cui è in possesso: grande abilità nel dribbling stretto, movimenti molto rapidi nel breve, buon piede nei cross, nonché sui calci piazzati, e notevole sfrontatezza, caratteristica che gli rende naturale il proporsi sempre ai compagni per dettare il passaggio sulla sua fascia. I movimenti molto particolari e il suo non stare mai fermo ne rendono il gioco assai elettrico, cosa che carica non poco la squadra (che lo cerca moltissimo) e anche i tifosi, sempre pronti ad adottare chi spunta sangue sul terreno di gioco. Difetti? Il fisico leggero, la velocità di base non proprio eccezionale e una certa dose di inesperienza e di immaturità tattica che dovranno essere limate in futuro. Nonostante un passaggio a vuoto a metà stagione, periodo durante il quale Caparros lo ha spesso rimandato a farsi le ossa nel Bilbao Athletic, Markel si è ritagliato un ruolo da grande protagonista con 34 presenze e 6 gol tra Liga e Coppa del Re ed è ovviamente uno dei più attesi nella prossima temporada, quella più difficile per un giovane: la stagione della conferma.

Garmendia 6,5: ad agosto, a fine ritiro, Caparros non lo voleva e Joseba riuscì ad ottenere la tanto sospirata maglia solo perchè il ritorno di Ezquerro sfumò all'ultimo secondo; con il senno di poi, si può senza dubbio sostenere che mai affare fallito fu migliore di quello, visto che il numero 8 ha giocato un'ottima stagione e ha finalmente fatto intravedere alcune delle caratteristiche che molti appassionati avevano notato quando giocava nella squadra B. Non è stata comunque un'annata facile per Garmendia, come peraltro dimostra il grafico delle sue presenze stagionali: mai utilizzato fino alla 14° giornata, ha iniziato a fare capolino tra i convocati da dicembre; una buona prestazione in Coppa contro l'Espanyol ha convinto Jokin ha dare una chance a questo giocatore molto duttile, capace di giostrare come pivote, sulla fascia o da seconda punta, anche se il suo ruolo preferito è quello di trequartista alle spalle degli attaccanti. Un gol (decisivo, contro l'Espanyol), alcuni assist di pregevole fattura e un finale di campionato caratterizzato da belle prestazioni e da un'acquisita maturità che prima non aveva mai palesato. Può essere una delle rivelazioni della prossima stagione.

Gabilondo 6,5: non è il mio giocatore preferito, come ben sanno i lettori abituali del blog. A dirla tutta, non lo ritengo in grado di giocare come ala e ho più volte sperato che qualcuno lo provasse come terzino, visto che è diligente in fase difensiva, sa spingere ma non ha il cambio di passo e la fantasia che si richiedono ad un esterno offensivo. Non sono stato ascoltato nemmeno da Caparros, ma devo dire che il tecnico di Utrera (famoso per cavare il sangue dalle rape) è riuscito nel miracolo di far rendere al massimo i pochi punti di forza di Igor, che si è trovato a meraviglia con il calcio spesso sparagnino e poco votato alla manovra d'attacco del suo allenatore. Inserito spesso più per tamponare che per creare, Gabilondo si è fatto trovare sempre pronto ed ha finito per disputare un torneo molto più concreto e redditizio rispetto a quello passato, durante il quale mi aveva fatto più volte disperare per la monotonia del suo gioco e la banalità della sua proposta tecnica. Se non gli si chiede di puntare l'uomo o di creare la superiorità, ma solo di appoggiare come può l'azione, magari con qualche cross dalla trequarti, e di applicarsi in difesa, anche l'ex giputxi può diventare un giocatore (quasi) decente. Per me resta una riserva, ma finché l'Athletic non troverà un buon esterno sinistro Gabilondo continuerà a dire la sua per una maglia da titolare.

Yeste 6: sufficienza di stima, è difficile dare un giudizio alla stagione di Fran, così come risulta molto complicato esprimersi in generale su questo giocatore. Tecnicamente non si discute, ha un mancino strepitoso e con pochi rivali nella Liga (forse il solo Arango gli è superiore), però anche quest'anno ha alternato troppe volte prestazioni sotto la soglia della sufficienza ad altre, più rare, in cui ha illuminato la platea; non scopro certo l'acqua calda dicendo che il peggior difetto di Yeste è la discontinuità, l'incapacità di tenere alta la concentrazione per 90 minuti che lo ha frenato non poco nella sua carriera. Caparros, che non ama giocare col treuqartista centrale, ha mostrato di tenerlo in grande considerazione arrivando ad inserirlo nel doble pivote pur di non privarsene, un'intuizione che inizialmente sembrava felice (dopo la partita col Valencia scrissi che questo esperimento poteva dare gli stessi frutto dell'arretramento di Pirlo nel Milan ancelottiano) ma che è ben presto naufragata a causa dell'assai scarsa duttilità del nostro numero 10, generoso in fase di non possesso e tuttavia quasi nullo quando doveva difendere. Peccato, perchè la visione di gioco e il lancio di 40 metri sono nel suo repertorio, ma d'altra parte si è visto dopo 4-5 partite che basta attaccare nel suo settore per sfondare con relativa facilità. Jokin ha finito dunque per metterlo spesso e volentieri a sinistra, riportandolo alla fase embrionale della carriera nella quale giocava ala perchè in mezzo c'era l'allora inamovibile Guerrero. Un brutto segnale, anche perchè il ritorno di Gurpegi apre scenari difficili per lo Yeste mediano. Sta a lui convincere il tecnico e i tifosi più scettici, ovviamente spero che ci riesca perchè di lui, nonostante tutto, non farei mai a meno.

Orbaiz 6: altra sufficienza risicata e che concedo solo per quanto fatto vedere da Pablo negli anni scorsi. Il tempo passa, i gravissimi infortuni si fanno sentire e in questa stagione Orbaiz ha palesato spesso una condizione non ottimale, soprattutto a livello di fondo, cosa che ha influito non poco su certe prestazioni appannate e poco lucide del navarro in regia. Altri problemi fisici sono venuti a tormentarlo in primavera e il numero 16 ha finito per saltare gli ultimi due mesi di Liga, inconveniente che non ci voleva visto che stava trovando la forma migliore. Anche per lui, come per Yeste, potrebbero esserci sorprese poco gradite il prossimo anno, visto che il rientro di Gurpegi (e la contemporanea inamovibilità di Javi Martinez) lasciano poco spazio a soluzioni alternative ai due succitati mediani: Gurpegi è un mastino e Javi Martinez, giocandogli al fianco, potrebbe finalmente essere libero di esprimere tutto il suo enorme potenziale senza limitarsi alla fase di interdizione. La capacità di dirigere il gioco di Orbaiz non si discute, ma altrettanto indiscutibile è la sua staticità attuale, soprattutto se confrontata col dinamismo dei due corregionali navarri. Vedremo, francamente le sue possbilità di conservare il posto da titolare mi sembrano ridotte.

David Lopez 5: una bocciatura sonora e ampiamente meritata per l'ex Osasuna, arrivato tra speranze e grandi aspettative in estate e rivelatosi via via un corpo estraneo alla squadra, tanto da finire ben presto ad intristirsi in panchina mentre Susaeta folleggiava in campo. I motivi di quest'annata balorda del riojano non sono di facile individuazione: dire che il difensivismo di Caparros non gli si adatta è un azzardo, visto e considerato che David è esploso all'Osasuna con Ziganda, non proprio un profeta del calcio totale; la fiducia di tencico e ambiente l'ha avuta a lungo; i mezzi ci sono, anche se non sono eccezionali. Non è un crack, insomma, ma un buon esterno destro che sa crossare ed ha un buon tiro dalla distanza. Quest'anno, però, non è davvero mai riuscito a mettersi in mostra all'interno della manovra della squadra e ha finito per intestardirsi spesso in azioni palla al piede che non gli competono, risultando superfluo quando non proprio controproducente. Il prossimo anno la prova d'appello: o si sveglia o se ne va, anche perchè Susa ha già fatto vedere di valere molto più di lui.

Gurpegi 8 fuori scala: rientrando a fine aprile ha ovviamente giocato pochissimo, ma il suo ingresso in squadra ha portato una ventata di gioia e una rinnovata determinazione in tutto l'ambiente. L'acquisto migliore per la prossima stagione sarà senza dubbio lui. Bentornato, Carlos!

Cuellar, Muñoz, Tiko s.v.:
pochissimi minuti per Tiko e Cuellar (altro acquisto incomprensibile), ormai in partenza verso altri lidi. Muñoz avrei sinceramente voluto vederlo di più, perchè in alcuni spezzoni di gara ha mostrato cose interessanti; a parer mio doveva essere il primo rincalzo per la linea mediana, invece Caparros ha preferito spesso altre soluzioni rispetto all'impiego del mediano ex Osasuna. Devo dire che non ho ben capito certe scelte di Jokin, che prima ha richiesto determinati giocatori e poi li ha sottoutilizzati in stagione...tanto valeva risparmiare qualche euro, no?

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venerdì, 30 maggio 2008
Il pagellone 2007/08: i difensori.


Amorebieta lotta con Marquez: ottima la stagione del basco-venezuelano.

Amorebieta 7,5: eccezionale temporada quella di Nando, sia dal punto di vista del rendimento che da quello della maturazione tecnico-tattica. Reduce da un campionato difficile, caratterizzato da prestazione anonime se non negative, il centrale di Cantaura è stato assolutamente rivitalizzato da Caparros (allenatore che, come mi diceva giustamente Valentino di Calciospagnolo, ha un debole per i difensori grossi e rudi), bravo a recuperarlo e farlo maturare quando Nando sembrava sul punto di perdersi. Il fisico da granatiere lo rende dominatore sulle palle alte e nei contrasti, ma questo era già emerso nelle stagioni passate; il grande passo in avanti è stato compiuto lavorando su tre aspetti, la concentrazione, il miglioramento del senso della posizione e la limitazione degli interventi scomposti e violenti che ne avevano caratterizzato gli esordi. Amorebieta tende ancora a commettere troppi falli, tuttavia è sicuramente migliorato tantissimo dal punto di vista tattico, lascia pochi buchi, è attento allo sviluppo dell'azione avversaria ed è divenuto anche l'elemento del reparto arretrato da cui parte l'impostazione del gioco, in virtù del suo sinistro discreto che gli permette anche sventagliate di 50 metri. Soffre parecchio gli attaccanti piccoli e rapidi, per questo motivo la miglior coppia centrale, a parer mio, è quella che forma con Ustaritz, centrale molto veloce che sa disimpegnarsi bene sugli avversari dal baricentro basso. E' seguito da vicino dal Liverpool e da altre importanti società, ma noi speriamo che possa rimanere all'Athletic per molti anni a venire.

Iraola 7: alcuni detrattori (mi piacerebbe guardarli in faccia, questi Soloni della domenica pomeriggio) hanno criticato la stagione di Andoni, il più utilizzato da Caparros con i suoi oltre 3.000 minuti in Liga, contestandone la scarsa propositività offensiva di quest'anno, lui che è da sempre uno dei terzini di spinta migliori della Liga. Chiacchiere. Anche i muri, infatti, sanno che Jokin non ama i fludificanti (con lui Daniel Alves giocava ala destra) e che limita il compito dei difensori di fascia alla fase di contenimento, concedendo loro solo rare sgroppate quando si verificano determinate condizioni favorevoli (leggi: quando la fascia è scoperta per l'avanzamento del terzino avversario). Lo stesso Iraola ha detto in un'intervista di aver faticato non poco per apprendere tutte le indicazioni difensive del mister, anche perchè era abituato più a portare la palla in avanti con la sua falcata elegante e impetuosa che a preoccuparsi del diretto avversario. Spiace a tutti, me per primo, vedere Andoni costretto per larghi tratti della partita alla mera fase di contenimento, ma va detto che il numero 15 ha risposto più che positivamente alle sollecitazioni del tecnico e ha messo sul piatto un'altra stagione eccellente. Migliorato molto, come detto, in difesa, ha mostrato di non aver perso spunto e precisione nel cross le rare volte in cui aveva libertà di spinta; ha segnato un gol al Valencia e ha servito come sempre diversi assist ai compagni. Incomprensibile, a parer mio, la scelta di Aragones di non chiamarlo per l'Europeo, vista la penuria di terzini destri spagnoli di rilievo (non che mi dispiaccia, anzi, di sicuro a settembre sarà più in forma di altri!).

Aitor Ocio 7: passare da Sarriegi a Ocio è come fare le vacanze per 10 anni in Versilia e ritrovarsi d'improvviso ai Caraibi...un altro mondo. Il contributo del buon vecchio Aitor, cavallo di ritorno dopo la felice esperienza sevillista, si è visto non tanto nelle prestazioni personali, buone ma con qualche passaggio a vuoto, quanto nell'iniezione di esperienza e sicurezza che il centrale di Vitoria ha dato al reparto arretrato. Più che gli interventi e le chiusure, di lui quest'anno ricorderemo l'autorevolezza con cui ha comandato la difesa e gli urlacci che ha riservato ai compagni in occasione dei gol subiti, scene totalmente differenti rispetto alla rassegnazione che albergava davanti ad Aranzubia l'anno passato. Solido, fisicamente roccioso, forma con Amorebieta una coppia imponente che ha nella lentezza il suo tallone d'Achille. Si prospetta per lui un altro anno da chioccia, prima di lasciare il passo ai giovani.

Ustaritz 6,5:
annata non facile per il difensore biscaglino, bravo comunque a conquistare un suo spazio partita dopo partita. Causa titolarità insindacabile della coppia Amorebieta-Ocio, ha avuto un inizio di stagione complicato, nel quale ha goduto di scarsa visibilità e di poche occasioni per emergere; senza abbattersi o lamentarsi, e lavorando anzi con tenacia e costanza, ha via via convinto Caparros che ne ha fatto il suo jolly difensivo prediletto, schierandolo centrale in assenza dei due inamovibili giganti e arrivando addirittura a proporlo quale primo ricambio di Iraola a destra. Veloce, molto bravo in marcatura e nell'uno contro uno, forma con Amorebieta un duo centrale che si completa a meraviglia, come dimostrato in più di un'occasione anche in questa temporada; paga forse un difetto di personalità, una mancanza di esperienza che non gli permette ancora di dirigere la difesa come fa Ocio, ma personalmente ritengo che debba essere Amorebieta il futuro interprete di questo ruolo e credo anche che Nando abbia acquisito quest'anno le competenze necessarie per sostenerlo. Spero dunque che il prossimo anno Usta sia il titolare, con Ocio a dare buoni consigli e a sostituire gli assenti quando si richieda.

Koikili 6,5: ecco un'altra grande rivelazione della stagione. Koikili Lertxundi, 27enne di Otxandio, ex campione di lotta greco-romana, una carriera calcistica tutta spesa sui campi di Tercera e Segunda B, viene preso dal Sestao in estate come rinforzo per il Bilbao Athletic. Caparros lo prova in un paio di amichevoli, si convince delle qualità del giocatore e lo promuove in prima squadra (Del Horno doveva ancora essere tesserato), facendolo esordire in Primera nel derby con l'Osasuna. La seconda giornata, al Camp Nou, è un vero incubo per Koi, ridicolizzato più volte da Messi ed espulso nel finale. Sembra la fine della bella avventura del piccolo terzino sinistro, e invece la forma scandalosa con cui Del Horno si ripresenta a Bilbao concede una nuova occasione a Koikili, che stavolta la sfrutta in pieno e si piazza stabilmente nell'undici titolare dei Leoni. Il gioco di Caparros sembra fatto apposta per esaltare le qualità di lottatore di questo laterale tascabile (1,68x67), rognoso in marcatura, sempre attento e anche difficile da superare a causa del baricentro basso e dell'espolosività nel breve; discreto quando spinge, è dotato di un sinistro pulito, che gli permette di segnare anche una rete. Nel finale accusa una certa stanchezza, che fa recuperare terreno a Del Horno e ne appanna le prestazioni, senza inficiare comunque la valutazione positiva della stagione nella sua interezza, la prima da professionista. La favola è divenuta realtà, complimenti!

Del Horno 5: il grande bocciato della temporada biancorossa è proprio lui, il figliol prodigo, l'uomo tornato da Valencia tra squilli di fanfare e che ha fatto la fine dei pifferi di montagna, che vennero per suonare e furono suonati. La sua parabola è l'esatto contrario di quella di Koikili: dall'Athletic al Chelsea, dal Chelsea al Valencia e ancora nel Botxo, per tentare di ridare slancio ad una carriera impantanatasi tra le secche di comportamenti poco professionali fuori dal campo e di un grave infortuno rimediato nelle fila levantine. Purtroppo per lui, e anche per noi, le serate sono rimaste sui livelli di quelle londinesi, mentre le prestazioni sul terreno di gioco non hanno neppure avvicinato il livello dell'era-Valverde, quando Asier stantuffava senza sosta sulla fascia e realizzava anche diversi gol con i suoi proverbiali colpi di testa su punizione di Yeste. Lento, imbolsito, senza nerbo e anche con poca voglia di lottare, Del Horno si è visto (meritatamente) scavalcare nelle gerarchie di Caparros da un ex terzino di Segunda B e non è riuscito a reagire, dando segnali di ripresa solo a metà del girone di ritorno; sul più bello, però, si è fatto male e ha detto addio al finale di stagione, convincendo la giunta e Jokin a non riscattarlo dal prestito. Una conclusione ingloriosa, la Nemesi perfetta per chi accettò di lasciare Bilbao a caccia di sterline inglesi e ha finito per perdersi per strada. Se il Del Horno futuro sarà come quello di quest'anno, non lo rimpiangeremo.

Exposito, Luis Prieto, Murillo, Zubiaurre s.v.: la scelta di Caparros di puntare su pochi uomini li ha penalizzati e nessuno di loro è arrivato ad avere 10 presenze (peraltro hanno quasi sempre giocato partendo dalla panchina). Dispiace per Luis Prieto, centrale discreto e persona squisita, mentre Exposito e Murillo li ho sempre ritenuti più che scarsi e sono stato ben felice di non vederli in campo. Rebus Zubiaurre: tutti sanno la vicenda in cui l'Athletic si è impelegato per prenderlo, possibile che il suo valore sia stato abbattutto in due anni di panchina e tribuna e non sia stato fatto nulla per inserirlo tra i titolari?

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lunedì, 26 maggio 2008
Il pagellone 2007/08: i portieri.


Gorka Iraizoz, sfortunato ma positivo nella buona annata dei Leoni.

Iraizoz 7+:
nonostante il grave infortunio che l'ha tolto dai giochi alla fine del girone d'andata, Gorka è stato senza dubbio uno dei grandi protagonisti della stagione biancorossa e uno dei principali fautori del ritorno della difesa a delle prestazioni convincenti. Il portiere navarro, cresciuto nella cantera bilbaina ma esploso nella Barcellona espanyolista, ha tenuto in piedi la baracca nella prima parte della temporada, balbettante per risultati e gioco di squadra, e in generale ha infuso nell'ambiente un'impressione di sicurezza che latitava da un paio di stagioni. Dotato di un grande fisico, Iraizoz ha uno stile non proprio ortodosso ma molto efficace, riflessi felini, straordinaria reattività e una grande abilità negli uno contro uno, tuttavia le qualità che lo fanno preferire all'Aranzubia attuale sono senza dubbio l'efficacia nelle uscite alte e la capacità di dirigere senza incertezze il reparto arretrato, due aspetti che lo rendono vero e proprio padrone della sua area. Tutto ciò, a parer mio, giustifica appieno il voto alto che gli ho attribuito nonostante le poche partite giocate in campionato, 13, nelle quali ha peraltro incassato solo 14 gol, poco più di uno a incontro. Peccato averlo perso proprio sul più bello a causa dell'affrettato rientro deciso dallo staff medico dopo un primo infortunio rimediato in Coppa del Re, fatto che ha causato il secondo e ben più grave stop che lo ha tenuto fuori per sei mesi. Lo aspettiamo a settembre, fiduciosi di ritrovare il solito "gatto" del 2007.

Armando 7: il nonno volante, 37 primavere sulle spalle, è stato una delle grandi sorprese della temporada biancorossa. Arrivato dal Cadice a gennaio per sostituire Iraizoz  e fare da dodicesimo ad Aranzubia (il giovanissimo Raul, all'inizio scelto per questo ruolo, era stato giudicato troppo acerbo da Caparros), ha scalato immediatamente le gerarchie iniziali e si è trovato ad esordire dopo appena quattro allenamenti con la prima squadra, lui che, appena arrivato, aveva dichiarato di sperare di giocare almeno una volta con la maglia dei Leoni. Da sogno a realtà in meno di una settimana. Che il portiere di Sopelana fosse un tipo baciato da madama Fortuna si è capito anche più avanti, quando una statistica ha rilevato che, nelle prime 10 partite di Liga con lui in porta, gli avversari avevano colpito per ben 9 volte i legni! Dopo il brutto episodio della bottigliata contro il Betis, però, Armando è ridisceso sulla Terra e, complice il calo finale della squadra, ha concluso con uno score di 21 reti subite in 16 partite, numeri comunque più che rispettabili per un quasi esordiente in Primera. Piccolo di statura (è alto 1 metro e 80, poco per un portiere), stilisticamente è ancor meno ortodosso di Iraizoz: tra i pali è elettrico, nervoso, balza in continuazione a destra e a sinista per sopperire alla scarsa copertura che fornisce alla porta, tuttavia è agilissimo e sembra una molla, capace com'è di andare a terra, rialzarsi, tuffarsi e via così, di continuo. Inoltre è dotato di un grande carisma, vedere per credere gli show da "tarantolato" che più di una volta ha offerto per motivare i compagni. Si è guadagnato sul campo il prolungamento di un anno del contratto che verrà ufficializzato a giorni, complimenti.

Aranzubia 5: se ne andrà, Dani, anzi se n'è già andato, visto che il suo contratto in scadenza a giugno non è stato rinnovato e che la Giunta ha appena provveduto a salutarlo ufficialmente con una cerimonia nella sede di Ibaigane. La sua ultima stagione con la maglia dell'Athletic è stata triste, quasi rassegnata, piena di rimpianti per questo portiere le cui qualità ne facevano presagire un lungo futuro nel club biancorosso. Personalmente, resto convinto che Aranzubia, fatta salva l'atavica insicurezza nelle uscite alte, abbia le doti tecniche per essere tra i primi 3-4 portieri della Liga (e fino al 2005 lo era, come dimostra la sua convocazione per Euro 2004); il problema è che a Bilbao ha perso una cosa fondamentale per un estremo difensore fragile e umorale quale lui è: la fiducia. La fiducia dei tifosi, la fiducia della società e anche la fiducia dei compagni, assai poco reattivi nel difenderlo quando ha perso il posto a favore del neo-acquisto Armando. La Bizkaia per lui è ormai terra bruciata e poco importano, agli occhi dei suoi critici attuali, le grandi prove nel biennio Valverde o le parate salvezza nelle ultime due sciagurate stagioni: Dani è ritenuto dalla maggioranza un portiere poco affiabile e purtroppo, al netto di questa sua annata, lo è diventato. Gli servono nuovi stimoli e un ambiente nel quale ripartire tranquillo, ha bisogno insomma della classica ventata di aria fresca per tornare a rendere al meglio. In questo 2007/08 si ricordano di lui più errori (2-2 col Depor causato da un'uscita incerta, 0-1 col Madrid con tiro centralissimo di Van Nistelrooy) che belle parate, dunque giriamo pagina e salutiamolo con gli onori che merita chi ha difeso la nostra porta per tanti anni, con alti e bassi ma sempre con grande umiltà e dedizione. Lo dico da sincero ammiratore di Aranzubia: mi dispiace moltissimo, peccato che sia finita così.

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domenica, 11 maggio 2008
Avviso.

Questa settimana non ci sarò, dunque almeno fino a martedì 20 il blog resterà senza aggiornamenti. Chiedo scusa ai lettori, a presto spero!

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venerdì, 11 aprile 2008
Stagione finita per Orbaiz.


Orbaiz esce dal terreno di gioco dopo l'infortunio subìto durante la partita con il Recreativo (foto As).

Ne avrà per almeno 3 mesi Pablo Orbaiz, il cervello del centrocampo dell'Athletic, operato a inizio settimana per risolvere i problemi alla caviglia destra che lo tormentano da inizio anno. La situazione in classifica dei Leoni, che hanno praticamente raggiunto la salvezza, ha spinto i medici del club a scegliere di operare il nostro numero 16 adesso per averlo disponibile all'inizio della prossima stagione, invece che rimandare l'intervento a fine campionato come era stato preventivato qualche tempo fa. Orbaiz, 29 anni, è un giocatore tanto forte quanto fragile e nella sua carriera si è già dovuto confrontare con due infortuni gravissimi ad entrambe le ginocchia, dunque gli auguriamo tutti una pronta guarigione e un arrivederci a presto sul campo.

Asier Del Horno, titolare nelle ultime 4 partite di campionato, si è infortunato al piede destro e starà fermo per 2-3 settimane. Al suo posto tornerà dunque Koikili, che oggi era il prescelto per la conferenza stampa e ha parlato della sua recente esclusione, mostrandosi amareggiato ma non arrabbiato e pronto a dimostrare sul campo che si è dovuto accomodare in panchina più per le buone prove offerte nell'ultimo mese da Del Horno (giocatore di un'altra caratura rispetto al terzino ex Sestao, questo è innegabile) che per un proprio calo di rendimento. Questo è lo spirito giusto, Koi!

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giovedì, 20 marzo 2008
Bentornato, Carlos!



Ieri il nostro grande Gurpegi ha rifatto la sua apparizione in un incontro della prima squadra, partecipando al match infrasettimanale contro l'Amurrio (vinto per la cronaca 2-0 con doppietta di Aduriz). A poco più di un mese dal termine della squalifica, Carlos è apparso in ottime condizioni fisiche, anche perchè in questi due anni di inattività si è sempre sottoposto a carichi di allenamento di molto superiori a quelli dei compagni, in modo tale da poter ripresentarsi in campo in buona forma. Ti aspettiamo in campo ad Aprile, Gurpe!

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martedì, 18 marzo 2008
Giustizia è fatta.

Risultato omologato al momento della sospensione (2-1 per noi con gol di Yeste e David Lopez), due partite  da giocare lontano dal "Ruiz de Lopera" e 9.000 euro di multa per il Betis. I giornali parlano di sanzione esemplare e senza precedenti nel calcio spagnolo. Adesso i betici hanno dieci giorni per presentare ricorso, spero vivamente che ci risparmino questo spettacolo pietoso ma conoscendo il loro presidente (che qui in Italia certa stampa serva definirebbe "vulcanico") temo che non eviteranno l'ennesima caduta di stile. Fatti loro, quel che importa è che giustizia è fatta!

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giovedì, 06 marzo 2008
L'Athletic non ci gioca da 10 anni...

...ma la Coppa dei Campioni (scusate, detesto chiamarla Champion's League) ogni tanto riserva qualche soddisfazione anche a  noi biancorossi.



Ciao ciao Mandril, riprovaci il prossimo anno, sarai più fortunato!

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venerdì, 29 febbraio 2008
Il doppio record di Jonas.


Il giovanissimo Jonas Ramalho in azione durante l'amichevole tra Athletic e Amorebieta (foto As).

Mercoledì è stato un giorno speciale per l'Athletic. Non c'entra, come ovvio, l'amichevole disputata a Urritxe contro la formazione basca dell'Amorebieta, che milita in Terza Divisione, e neppure la doppietta di Etxebe con cui i biancorossi hanno regolato i modesti avversari; no, ciò che ha reso straordinaria questa partitella non è stato un evento del campo, bensì l'esordio in maglia zurigorri di un ragazzino che non ha ancora compiuto 15 anni, Jonas Ramalho Chimeno. Il piccolo (si fa per dire, è già altro 1 metro e 80) Jonas ieri ha stabilito due record eccezionali, uno dei quali, in particolare, lo renderà immortale nella storia del club: è il più giovane esordiente
di sempre in prima squadra ed è in assoluto il primo giocatore di colore a vestire la camiseta dei Leoni. Nato a Barakaldo il 10 giugno del 1993, Ramalho è figlio di una basca e di un angolano stabilitosi da molti anni in Euskal Herria, dunque non infrange minimamente la filosofia del club e anzi ne rappresenta il naturale approdo, visto e considerato il carattere multietnico della società globale nella quale viviamo. Tralasciando le stucchevoli polemiche che sono sorte intorno all'esordio di Jonas, coi soliti giornalisti da due soldi pronti a tirare fuori storie passate e a mettere in dubbio l'etica e la filosofia dell'Athletic, non possiamo che fare un grandissimo in bocca al lupo al ragazzo, difensore centrale più che promettente a cui auguriamo una luminosa carriera. Simile augurio va anche all'attaccante Iker Munian, altro giovanissimo (ha compiuto da poco 15 anni) che ieri ha esordito insieme a Jonas, ma di cui, per ovvie ragioni, si è parlato meno. Il precedente record di precocità dell'esordio in biancorosso apparteneva a Galdos, ora disperso, e a Garmendia, attuale numero 8 della prima squadra, che Jupp Heynckes fece debuttare a 16 anni in un'amichevole contro il Real Union di Irun; inutile dire che tutti speriamo che i due ragazzi terribili possano seguire le orme di Joseba e avere magari anche il suo stesso, sconfinato amore per la maglia.

Altra notizia relativa al post-partita dell'amichevole con l'Amorebieta: Del Horno ha rimediato una lesione muscolare e starà fuori almeno 3 o 4 settimane. Non ci sono davvero più parole per descrivere l'annataccia del gallartino, giunto come salvatore della patria e scomparso ben presto dall'undici titolare. Etxeberria, al contrario, ha dato buone indicazioni nel test di mercoledì e potrebbe partire titolare domenica sera ad Almeria.

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martedì, 26 febbraio 2008
Atletico-Athletic 1-2 (in ritardo).

Per farmi perdonare della mancata croncaca del partitone biancorosso al Calderon, posto di seguito il video della partita (spellatevi le mani sulla cavalcata di Javi Martinez e sul tacco di Llorente, mi raccomando) e il resoconto di un athleticzale che l'ha vista dal vivo allo stadio, beato lui.






UNA PASADA, CRONACA DI UNA GODURIA

di MANUEL ZARDAIN

I miei amici tifosi del Patético mi avevano detto in settimana che possedevano un abbonamento in più a disposizione per la partita contro l'Athletic, e mi avevano chiesto se volevo andare con loro. Sapevo già che la loro vera intenzione era quella di prendermi in giro, perché la cosa più probabile era che l'Atlético ci battesse, visto che era reduce da una buona striscia. Però ho risposto di sì. Quindi la domenica, alle sette e mezza, eravamo già in un bar presso il Calderón a berci una birra, e gli sfottò non si sono fatti attendere: "Non so cosa vieni a fare, Manolo. Sei masochista? Ve ne infiliamo cinque!". Io sono una persona molto cauta e sono rimasto zitto, limitandomi a sorridere e a pensare "Ride bene chi ride ultimo". Improvvisamente comincia a piovere a dirotto, e ho pensato a un segno del destino: "Il campo zuppo come ai bei tempi di Clemente"… Poi ci siamo diretti allo stadio, ci siamo seduti sotto l'acqua e la partita è iniziata.
Pronti via e Armando deve respingere un buon rasoterra di Raúl García. Al 5' sembrava l'inizio di una tragedia: un cross di Antonio López distrae Armando e senza che nessuno la tocchi la palla è in rete. Volevo morire. "Te l'avevamo detto Manolo. Anzi, ve ne infiliamo otto, non cinque!" Credo che una delle chiavi della partita siano state le marcature difensive dell'Atlético: Pablo è un buon centrale, ma Eller è pessimo. Per questo, credo, Aguirre aveva schierato Pablo in copertura su Aduriz, un attaccante molto agile che richiede più attenzione rispetto a Llorente. Eller era su Llorente, che però lo anticipava sempre. Dopo il gol dell'Atlético si registrano due giocate importanti: la traversa colpita da Luis García (sarebbe stato un eurogol) e una punizione al veleno di Yeste che per poco non uccella Abbiati e finisce in rete.
E poi l'estasi. Al 37' un fallo a favore dell'Atlético, con tutto l'Athletic arroccato in difesa, viene giocato male, Javi Martínez prende il pallone nella propria area e comincia una cavalcata vertiginosa verso Abbiati (ricordate il gol di Maradona all'Inghilterra? Se Javi fosse nato a Lanús, anziché a Lizarra, adesso la sua giocata verrebbe continuamente riproposta dalle tv di mezzo mondo). Javi Martínez inizia a dribblarne uno, due, tre, scansa un possibile fallaccio di Pernía - nel frattempo Susaeta sta dando vita ad altrettanta cavalcata sulla sinistra, e Yeste sulla destra - e alla fine cede il pallone a Markel, che, invece di calciare di prima col sinistro aspetta di avere il pallone sulla sua gamba, la destra, e scaglia il pallone a fil di palo. Un delirio!!!!
Da lì in avanti il gioco si fa "cattivo", soprattutto tra Kun e Amorebieta. Tra l'altro, Amorebieta superbo!!!! Questo ragazzo ha iniziato la carriera con qualche prestazione in tono minore e addirittura qualche autogol, ma poco a poco è emerso. Si dice che molte squadre lo stiano seguendo, Macua blindalo!!!! Sul finire dei primi 45', forse in fuorigioco sì, ma millimetrico, Llorente insacca il raddoppio.
Nella pausa i miei amici non scherzavano più, sebbene qualcuno mi abbia detto: "Finisce 5-2". Gli ho risposto che sembrava un'affermazione arrogante, molto madridista e che alla fine se ne sarebbe pentito.
La ripresa ha avuto momenti molto aspri, anche per le condizioni del campo. Entrate dure, si capiva che qualcuno avrebbe visto il rosso: Amorebieta, Javi Martínez, Agüero, Pernía, Javi García… È toccato a quest'ultimo (forse un po' fiscalmente), ma anche Pablo andava sbattuto fuori per gomitata volontaria in faccia ad Aduriz (in area, ci stava anche il rigore!).
Be', alla fine una giornata da ricordare. È valsa la pena di bagnarsi fino al midollo.

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martedì, 12 febbraio 2008
Grande notizia: i prodotti della Marca Athletic in Italia!




Affido alle parole di Simone Bertelegni la presentazione di questa bella novità che riguarda il mondo Athletic e l'Italia.

Prima di tutto i fatti: i prodotti ufficiali della Marca Athletic sono in vendita anche in Italia, presso Walk On, Piazza Bazzi 2, 20144 Milano, e sul sito www.walkonmilano.com. Questo in estrema, estremissima sintesi, tanto per farvi capire se vale la pena continuare a leggere questo comunicato o meno.

Per gli interessati, dunque, un po’ di storia. Tutti gli appassionati dell’Athletic sanno che da quando la squadra produce direttamente il proprio materiale sportivo (2002) è divenuto impossibile reperirlo non solo in Italia, ma sostanzialmente ovunque nel mondo (si fa fatica persino al di fuori dei Paesi Baschi…). Questo a causa di una politica distributiva e di marketing semplicemente miope.
Qualche mese fa il nostro socio Lorenzo Barbiero aveva fatto un tentativo presso un negozio di Milano veramente fornito: Walk On. Vi potete trovare innumerevoli prodotti calcistici ufficiali, anche di squadre minuscole o di serie minori, come la maglia della nazionale di Cipro o del Wisla Cracovia, tanto per citare due piccole realtà a caso. Ma il povero Lorenzo non vi aveva trovato l’agognata maglia biancorossa e ha inviato la sua segnalazione alla peña. Da parte nostra, abbiamo contattato Walk On e, in seguito alla segnalazione di Andrea Iacazzi, il titolare, che si era detto letteralmente impossibilitato all’importazione vista la chiusura in tal senso della società, abbiamo cercato di fare da ambasciatori tra Walk On e l’Athletic. Tutto si è impantanato in un mare di burocrazia e scarsa propensione all’export, e, poiché voci di corridoio prefiguravano l’uscita di una nuova maglia biancorossa ad agosto 2007, tutto è stato procrastinato a settembre, sempre del 2007.
Qui finiscono i - piccoli – meriti della nostra peña, perché con settembre è tutto merito della caparbietà di Andrea se oggi siamo qui a dirvi che numerosi prodotti biancorossi sono oggi disponibili presso Walk On: oltre alla prima maglia (S, M, L, XL) anche la splendida maglia da trasferta nera con leone (M, L, XL), uno dei modelli di polo (S, M, L, XL), un modello di cappellino e un modello di sciarpa. Ciò si aggiunge alla replica della maglia dell’Athletic degli anni ’70 (M, L, XL), da tempo già disponibile presso Walk On perché prodotta da un’altra impresa.
In virtù di questo risultato, l’Italia è il primo Paese extraiberico (Paesi Baschi, Spagna, Andorra, ma non Portogallo) a importare i prodotti della Marca Athletic, dato che la dice tutta sulla sinergia tra i calciofili del nostro Paese e il club bilbaino.
Sentiamo già le grida di alcuni di voi: «Io abito in Sicilia, a Milano ci sono andato una volta nella vita durante il servizio militare». Non vi preoccupate. Walk On è un vero e proprio negozio elettronico, i cui prodotti sono acquistabili via internet e vengono poi spediti a domicilio.

Il link alla pagina dei prodotti biancorossi è:
http://www.walkonmilano.com/schede/index.php?ID=96&IDList=92

Vale la pena ricordare che i prodotti della Marca Athletic magari non sono i più economici nella storia dei prodotti calcistici, ma di certo sono tra i più etici, essendo fabbricati in uno stabilimento biscaglino che vincola i lavoratori a standard retributivi, sindacali e di sicurezza occidentali e non da sudest asiatico.
Vi ricordiamo inoltre che presso Walk On sono anche disponibili numerosi prodotti della Nazionale basca di calcio, fabbricati in Gipuzkoa secondo gli standard di cui sopra.

Il link alla pagina dei prodotti della Euskal Selekzioa è:
http://www.walkonmilano.com/schede/index.p...=562&IDList=152


Postato da: Edo14 a 18:25 | link | commenti (7) |
varie

giovedì, 24 gennaio 2008
Un primo bilancio dopo il girone d'andata.


Markel Susaeta è una delle note positive di questa prima parte di Liga.

Il mercato:
c’era grande attesa dopo la campagna acquisti estivi di Macua, la più imponente del nuovo millennio sia per numero di giocatori comprati (sette) che per entità dei costi. Tirando le somme, si può senza dubbio affermare che il mercato del neo-presidente è stato un mezzo fallimento. Escludendo i promossi Iraizoz, che purtroppo resterà fuori fino al termine della stagione, e il cavallo di ritorno Aitor Ocio, artefici principali della ritrovata sicurezza difensiva, bisogna a malincuore prendere atto che i due veri “colpi” dell’estate biancorossa, David Lopez e Del Horno, hanno avuto una resa lontana anni-luce dalle aspettative che si erano create su di loro. Il centrocampista riojano è finora lontano parente del buon giocatore visto l’anno scorso nelle fila dell’Osasuna: raramente crea superiorità sulla fascia, non rifornisce adeguatamente le punte di cross decenti ed è latitante pure nelle conclusioni da fuori, una delle sue specialità. Insomma, una delusione totale che un paio di buone prestazioni nelle ultime uscite non riescono ancora a riscattare. Asier, altro figliol prodigo, è tornato in prestito alla casa madre dopo le sfortunate esperienze di Londra e Valencia; annunciato come il pezzo forte del mercato e atteso da tutti a far risplendere la fascia sinistra come ai bei tempi, è partito titolare ma ha finito per perdere il posto nel giro di poche partite, travolto dai pettegolezzi sulle sue uscite notturne e soprattutto da delle prestazioni non all’altezza del proprio valore. Il beneficiario delle magre figure di Asier è stato Koikili Lertxundi, che a inizio stagione segnalavo come possibile rivelazione (ancora Del Horno non era stato preso) e che, tra lo stupore degli addetti ai lavori, si è ritagliato un ruolo sempre più importante all’interno della squadra, finendo per far sua con pieno merito la maglia di titolare. Piccolo, sgraziato, Koi non ha nemmeno un terzo della classe di Asier, tuttavia sopperisce alla mancanza di tecnica con una grinta e una capacità di applicazione strepitose, caratteristiche che lo portano spesso ad essere tra i migliori in campo per l’Athletic. Koi è sicuramente il miglior acquisto dell’anno per il rapporto qualità/prezzo, visto che è stato preso per pochi spiccioli dal Sestao River (squadra di Segunda B) ed è adesso un punto fermo nell’undici di Caparros. Un discorso a parte meritano gli ultimi due nuovi biancorossi, Muñoz e Cuellar. Il primo, arrivato a parametro zero dall’Osasuna, è un rincalzo che può tornare utile di tanto in tanto e il suo acquisto è inquadrabile nell’ottica di dare un’alternativa alla coppia di mediani Orbaiz-Javi Martinez; il secondo, invece, è stato impiegato col contagocce da Jokin nelle prime uscite, poi si è infortunato ed è sparito dal giro dei convocati, almeno finora. L’utilità dell’incorporazione dell’ex giocatore del Nastic resta un mistero, visto che il suo ruolo (esterno destro) era già coperto nella rosa e la qualità del giocatore non è tale da giustificare un investimento di denaro da parte di un club perennemente sull’orlo della crisi economica. Riassumendo, abbiamo due giocatori pagati fior di quattrini che hanno reso secondo le aspettative (Iraizoz e Ocio), un “colpo di mercato” rivelatosi più che deludente (David Lopez), una sorpresa pagata due lire (Koi), un parametro zero visto poco o nulla (Muñoz), un desaparecido (Cuellar) e un prestito ai limiti dell’inutilità (Del Horno). Direi che è abbastanza per bocciare la campagna di rafforzamento voluta dal presidente, che peraltro ha mancato di sopperire al “buco” più evidente della rosa biancorossa, ovvero una punta. L’addio a giugno di Urzaiz ha lasciato un vuoto importante nella squadra, che ha perso uno dei pochi giocatori capaci di portare gol alla causa dell’Athletic; nomi in giro c’erano (Ezquerro, Joseba Llorente, Diaz de Cerio) ma evidentemente non sono stati presi troppo in considerazione. Risultato: i Leoni sono copertissimi in alcuni ruoli (ci sono, ad esempio, tre terzini destri e altrettanti trequartisti destri) e piuttosto poveri di giocatori in altri, cosa tanto più grave quanto più si considera che le squadre della Liga possono essere formate tassativamente da 25 giocatori (con la possibile integrazione di alcuni elementi della seconda squadra) e che quindi bisogna programmare ogni acquisto con la massima accortezza.

Caparros e il gioco dell’Athletic – una disamina tattica:
non c’è dubbio che la new entry più attesa fosse lui, Joaquin Caparros da Utrera, il tecnico che, nei sogni e nelle speranze di ogni tifoso, doveva riportare l’Athletic nelle zone nobili del calcio spagnolo. L’euforia iniziale era molta, così come le aspettative createsi intorno alla squadra anche a seguito di precise dichiarazioni del mister (“Non siamo inferiori a Espanyol o Villarreal”, ebbe a dire dopo qualche giornata di Liga), ma tutto ciò sta lentamente svanendo man mano che le settimane passano e il nome del nostro club continua a ristagnare nei bassifondi della classifica, in virtù di un attacco asfittico e di un gioco, diciamola tutta, spesso ai limiti dell’inguardabilità. Che Caparros non fosse un fan della scuola offensivista si sapeva, così come era ben nota la propensione delle sue squadre a dare il massimo contro avversari che attaccano molto e tengono in mano il pallino del gioco; non ci siamo infatti stupiti più di tanto, dopo averle analizzate a mente fredda, di fronte alle affermazioni ottenute ai danni di Valencia e Siviglia, squadre di qualità superiore che hanno però affrontato l’Athletic nel modo più congeniale per i biancorossi, ovvero facendo possesso palla sin dalla loro trequarti e scoprendosi non poco quando venivano in avanti. Ai Leoni è bastato pressare alto, chiudere gli spazi e condurre in porto un paio di contropiedi per portarsi a casa due successi belli e meritati, che hanno rappresentato il punto più alto della Liga fin qui disputata; troppa gente, però non ha tenuto conto di alcuni fattori, quali ad esempio la crisi spaventosa di cui sono tuttora preda i levantini – che, by the way, hanno perso praticamente con tutti negli ultimi mesi -, le moltissime assenze con cui il Siviglia si è presentato a Bilbao, che hanno costretto gli andalusi a giocare praticamente senza attacco, e il succitato atteggiamento tattico con cui le due squadre ci hanno affrontato. Se il giochino è riuscito solo con loro, un motivo ci sarà. Il Real Madrid, ad esempio, ha sì rischiato di capitolare, affidandosi più volte a San Iker, ma non ha mai concesso ripartenze agevoli ai biancorossi, né si è messo a giochicchiare nella propria trequarti senza costrutto; quando acceleravano, gli uomini di Schuster andavano dritti in porta, e non a caso sono usciti dalla Catedral con i tre punti. Insomma, anche il gioco prediletto da Caparros (spazi chiusi, pressing alto e contropiede) in fin dei conti non ha poi portato tutti i punti che ci aspettavamo. E questa è la parte positiva. Le note dolenti, ahimè, iniziano quando l’Athletic deve fare ciò che la gente, pagando il biglietto, vorrebbe vedere: giocare a calcio. La squadra basca si è resa fin qui protagonista di prove a volte patetiche, a volte inguardabili, più spesso semplicemente confuse, e questo è accaduto ogni volta che si è trovata ad affrontare squadre organizzate e che non le hanno mostrato il fianco. Basta una difesa organizzata e un’intelligente occupazione degli spazi per mandare in crisi i Leoni, che giocano pochissimo con la palla a terra e ancora si affidano ai lanci dalle retrovie verso l’attaccante-boa. La colpa dei pochi gol segnati viene arbitrariamente data alle punte, ma la triste realtà è che gli attaccanti possono contare su un numero davvero esiguo di palloni puliti, su cui peraltro arrivano spesso annebbiati a causa dello sfiancante lavoro spalle alla porta che sono costretti a sobbarcarsi; non credo che Joseba Llorente o Diaz de Cerio segnerebbero di più in queste condizioni. Isma era un’altra cosa, lui riusciva a metterci una pezza anche con un solo cabezazo, ma Urzaiz è un fuoriclasse e quelli di cui si parla, con tutto il rispetto, non gli legano nemmeno una scarpa. Discorsi sulle punte a parte, il vero problema è un altro, ovvero che quello dell’Athletic è un non-gioco caratterizzato dall’assenza quasi totale dei movimenti senza palla e dalle difficoltà enormi nel fraseggio basso. Guardare una partita dei biancorossi è come assistere ad un match di Subbuteo: i giocatori sono bloccati nelle loro posizioni, statici come se avessero una base tondeggiante al posto delle gambe, e la cosa migliore che sanno fare è quella di sparare palloni in avanti a casaccio. I terzini si sovrappongono pochissimo, i centrocampisti centrali non si inseriscono mai, nemmeno per tentare la conclusione da fuori (qualcuno si ricorda un gol dell’Athletic segnato quest’anno con un tiro da lontano?), le ali raramente si scambiano o tentano l’entrata e gli attaccanti sembrano incollati al limite dell’area avversaria. Logico, quindi, che i pochissimi gol segnati contro difese schierate arrivino per qualche iniziativa dei singoli o su situazioni di palla inattiva; altri modi non ci sono, questa squadra semplicemente non è in grado di trovarli. Iraola, da anni il miglior laterale spagnolo, quest’anno avrà crossato una decina di volte in tutto e finora non ha segnato nemmeno una rete in Liga, lui che con Valverde ne metteva 5-6 a stagione giocando da fluidificante. Altro caso eclatante quello di Javi Martinez, potenzialmente un centrocampista completo, un tuttofare capace di spezzare il gioco altrui come di finalizzare quello della propria squadra, che quest’anno ha compiti esclusivamente di rottura e che si inserisce una volta ogni 10 gare. Più in generale, si può dire che questo modo di giocare non sfrutti nemmeno il 50% delle potenzialità dei calciatori biancorossi e in particolar modo dei centrocampisti, che pure avrebbero grandissime qualità e che formano un reparto di gran lunga superiore a quelli di squadre che ci precedono in classifica. Una linea mediana che può mettere insieme un regista di qualità assoluta (Orbaiz), una grande promessa del calcio iberico (Javi Martinez), due ali di buon livello (David Lopez e Susaeta) e un fantasista dalla classe purissima (Yeste) è più da squadra medio-grande che da candidata alla lotta per non retrocedere…se, però, il centrocampo viene saltato sistematicamente o non si fa movimento senza palla, la bontà di questi elementi resta tale solo sulla carta. Nel contesto di un calcio come quello iberico, le alternative principali per il gioco offensivo sono due: il possesso palla prolungato in attesa del taglio giusto o la verticalizzazione rapida, sugli esterni o per vie centrali, in grado di portare il pallone in area avversaria nel giro di pochi passaggi. L’Athletic non fa niente di tutto ciò. La squadra di Caparros tiene pochissimo la palla, giocandola peraltro solo in orizzontale – una goduria per chi difende -, e non sa effettuare quelle transizioni veloci in grado di ribaltare il fronte del gioco in pochi secondi. I Leoni si affidano al contropiede se attaccati e al lancio lungo se devono attaccare, ed il loro unico schema veramente efficace è la pressione sulle respinte della difesa altrui, le cosiddette “seconde palle”, la cui conquista può sempre originare qualcosa di pericoloso vista la distanza ridotta dalla porta avversaria; di più non riescono a mettere in mostra. In mancanza di sovrapposizioni, il gioco sulle fasce significa uno contro uno tra il nostro esterno e il terzino avversario, fatto che riduce drasticamente il numero dei cross che si vedono nel corso di un match. Il dialogo palla a terra, poi, sembra vietato per legge, e la mancanza di movimento rende le distanze tra reparti abissali. Catastrofismo? Può darsi. I risultati, però, non mentono: delle cinque vittorie stagionali, l’Athletic ne ha ottenute una contro una squadra di zombie, il già retrocesso Levante, due contro avversarie che hanno fatto il nostro gioco (Valencia e Siviglia), una contro il Recreativo, che fa fatica a segnare persino a porta vuota, ed una immeritata a Valladolid, andando subito in vantaggio e potendo perciò giocare di rimessa. Contro squadre come Almeria, Racing, Getafe, Maiorca, Osasuna e Murcia, che a parer mio hanno tutte un organico inferiore al nostro, abbiamo al massimo ottenuto un pareggio. In casa abbiamo vinto appena due volte, uno dei peggiori score nella storia del club, e abbiamo segnato col contagocce. Abbiamo conquistato un solo rigore e pochissime punizioni dal limite in 20 partite, segno che arriviamo raramente nei pressi dell’area avversaria col pallone a terra. Un caso? Non credo. L’idea che Caparros non sia il tecnico giusto per la rifondazione biancorossa inizia a serpeggiare con sempre maggior intensità tra i tifosi, corroborata da un inizio di girone di ritorno davvero pessimo; a Jokin il compito di smentirci, sia attraverso i risultati che, cosa altrettanto importante, con l’espressione di un gioco finalmente all’altezza del passato glorioso della nostra squadra.

I più e i meno:
in un club che fa dei giovani della cantera il proprio vanto, non poteva che essere un prodotto di Lezama la maggior sorpresa di questo girone d’andata. Markel Susaeta Laskurain, detto “la perla”, è il nome completo di questo ragazzino terribile che con i suoi dribbling e i suoi gol ha divertito i tifosi biancorossi molto più di certi compagni già affermati. Nel Bilbao Athletic giostrava spesso da trequartista centrale, mentre Caparros l’ha proposto con continuità sulla fascia destra, dove il suo gioco elettrico, fatto di accelerazioni improvvise e costante ricerca dell’uno contro uno, ha dato una ventata d’aria fresca alla manovra banale e stantia dei Leoni. Il tecnico di Utrera ne ha saggiamente dosato l’utilizzo, anche perché Susaeta ha attraversato un fisiologico periodo di appannamento, tuttavia adesso è tornato ad inserirlo stabilmente nell’undici titolare, riconoscendone l’importanza per l’Athletic; era molto tempo che un cachorro non aveva questo impatto sulla prima squadra e, pur senza scomodare paragoni con Julen Guerrero, si può affermare di avere un bel gioiellino tra le mani. Un gradino sotto a Markel nel ruolo di sorpresa stagionale, ecco Koikili, di cui ho già parlato in apertura. Detto anche di Iraizoz e Aitor Ocio, bisogna segnalare la grande stagione che sta facendo fin qui Amorebieta, insuperabile di testa, molto bravo in marcatura e capace finalmente di limitare il numero delle entrate violente e scomposte (ogni tanto, però, ci ricasca). Iraola è affidabile e positivo come sempre, nonostante le consegne di attraversare la metà campo solo in casi eccezionali. Con Yeste sembra sempre di essere sulle Montagne Russe: a volte ci fa volare altissimi, altre ci fa precipitare nella disperazione, ma è innegabile che senza di lui l’Athletic perda un buon 50% del suo potenziale offensivo, nonché le poche risorse di imprevedibilità e fantasia su cui può contare. Era partito col botto Etxebe, efficace sotto porta e atleticamente brillante, poi è andato progressivamente calando prima di finire fuori a causa di un infortunio. Ritengo sempre Gabilondo un anonimo operaio del pallone e nulla più, tuttavia il calcio sparagnino di Caparros, fatto di poche proiezioni e molti ripiegamenti, si adatta perfettamente alle sue caratteristiche e le sue prestazioni discrete lo testimoniano.
Sono molte le note dolenti, a cominciare da Del Horno e David Lopez di cui ho già parlato. Male Aduriz, 4 gol nelle prime giornate e poi il nulla; il gioco lo penalizza, però anche lui ci mette del suo, sbagliando talvolta gol elementari. Malino Llorente, che ha abbagliato tutti con la doppietta di Valencia per poi tornare a deprimere con prestazioni deficitarie dal punto di vista realizzativo, nonostante alcuni progressi incoraggianti rispetto alle scorse stagioni. Non mi sta piacendo la coppia di mediani Orbaiz-Javi Martinez, spesso fuori dal gioco e capace di fare la voce grossa solo nel recupero della palla, mai però nell’impostazione del gioco. Deludente Aranzubia, insicuro e spesso fischiato dal pubblico: che sia giunta al termine con questa stagione la sua avventura in Biscaglia?
Giudizio in sospeso per tutti gli altri, utilizzati molto poco da Caparros. Da notare solo una ritrovata fiducia del tecnico verso Garmendia, uno degli elementi tecnicamente più interessanti dell’intera rosa dell’Athletic.

Postato da: Edo14 a 21:07 | link | commenti (4) |
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mercoledì, 16 gennaio 2008
Arrivederci, Gorka...


Iraizoz in allenamento, un'immagine che non rivedremo per diverso tempo (foto Marca).

E' più grave del previsto l'infortunio occorso a Gorka Iraizoz durante la partita di domenica tra Athletic e Siviglia: il portiere navarro dovrà essere operato per la rottura del tendine del retto anteriore del quadricipite destro e rischia seriamente di saltare tutto il resto della stagione. Le prime previsioni, che parlavano di 2 mesi di assenza al massimo, si sono rivelate troppo ottimistiche e non prendevano in considerazione l'ipotesi di un intervento, resosi invece necessario dopo la constatazione che la lesione è molto più seria di quanto stimato dopo l'uscita dal terreno di gioco di Gorka. Che dire, c'è grande amarezza per la perdita di uno dei cardini di questa squadra e c'è anche tanta rabbia per come Iraizoz si è procurato il nuovo infortunio, peraltro lo stesso che gli era capitato nell'incontro di Coppa con l'Hercules e che l'aveva costretto a un mese di stop. Il portiere di Pamplona s'è fatto male rinviando un pallone nei minuti iniziali, circostanza che fa nascere nella mia trestolina una domanda ben precisa: Gorka era davvero pronto oppure è stato fatto rientrare troppo in fretta? Qualunque sia la risposta, la cosa certa è che non potremo contare su di lui per molto tempo.

Copa del Rey. Alle 20 di stasera sfida cruciale tra Athletic ed Espanyol: dopo l'1-1 di Bilbao, al Montjuic di Barcellona le due squadre si contendono l'accesso ai quarti di finale di coppa, risultato che i biancorossi non raggiungono da tre anni. Le speranze di passaggio del turno per i Leoni sono scarse, tuttavia è un dovere crederci, nella speranza che l'effetto-trasferta si faccia sentire anche su un campo ostico come quello dei catalani. Molte le assenze per Caparros, che dovrà fare a meno degli infortunati Iraizoz, Etxeberria, Gabilondo, Cuellar e Zubiaurre e degli acciaccati Aitor Ocio, Koikili e Aduriz; il tecnico di Utrera ha lasciato a casa Murillo per scelta tecnica e ha inserito nella lista l'attaccante Aitor Ramos del Bilbao Athletic, già presente in prima squadra nell'amichevole col Milan di qualche tempo fa. Ecco la lista dei convocati: Aranzubia, Raul, Iraola, Exposito, Ustaritz, Amorebieta, Prieto, Del Horno, Tiko, Muñoz, Garmendia, David Lopez, Yeste, Susaeta, Ramos e Llorente.

Postato da: Edo14 a 14:14 | link | commenti (6) |
varie, copa

domenica, 30 dicembre 2007
Goodbye, Phil.



Il blog si unisce al cordoglio della famiglia, del club e di tutti i tifosi del Motherwell per la perdita di Phil O'Donnell, il capitano, deceduto ieri in campo all'età di 35 anni. Queste morti iniziano a diventare troppe, ma gli organismi calcistici internazionali quando decideranno di intervenire? RIP Phil.

Postato da: Edo14 a 21:05 | link | commenti |
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martedì, 25 dicembre 2007
Zorionak eta Urte Berri On!



Tanti auguri di buon Natale a tutti!

Postato da: Edo14 a 17:50 | link | commenti |
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venerdì, 07 dicembre 2007
Le statistiche di Athletic-Real Madrid.

Ironia della sorte e del calendario, appena sette mesi dopo l'1-4 - gol di Sergio Ramos, Van Nistelrooy (2) e Guti, rete di Llorente - che ci lasciò alle porte della Segunda e storditi, l'Athletic affronta la stessa partita in un contesto del tutto diverso. Per carità, la distanza dalla zona retrocessione è di soli quattro punti, ma il gioco mostrato dalla squadra nelle ultime settimane e la scommessa offensiva di Caparrós segnano in modo profondo il cambiamento avvenuto nei mesi che separano le due partite. Stando così le cose, la visita del Real Madrid si presenta appassionante. A dire il vero lo è sempre stata (è il nostro RIVALE storico, con buona pace di Barça e Real Sociedad), ma nella partita di domani questa caratteristica ritroverà senso non perché si lotti per lo scudetto, ma perché una vittoria, legata a quella, bellissima, di Mestalla, darebbe all'Athletic una spinta che non si vede da tanto, tanto tempo… Parlare dei Athletic-Real Madrid, come dicevo già la stagione