Susaeta segna il primo gol della stagione biancorossa (foto elmundodeportivo.es)
San Roque de Lepe: Sergio, Nacho Cabet, Otón, Alfonso, Cisco, Gerardo, Jonathan, Vicente, Joaquín, Vidal, Roque II. Nel secondo tempo sono entrati Juanlu, Isaac, David Parra, Avilés, Rubén II, Muriel, Capi, Chirolo, Raúl, Rubén e Jon. Athletic Club Bilbao: Iraizoz, Iraola, Casas, Ustaritz, Aitor Ocio, Gurpegui, Susaeta, Javi Martínez, Llorente, Yeste, Del Olmo. Nel secondo tempo sono entrati Garmendia, Koikili, Agüeros, Murillo, David López, Aduriz, Gabilondo, Ramalho ed Etxeberría. Reti: 9' Susaeta, 33' Yeste, 42' Llorente, 63', 79' e 82' Etxeberría, 67' Murillo. Arbitro: Núñez García (Huelva).
Rotondo 7-0 per l'Athletic nell'esordio stagionale col San Roque, squadra che milita in Tercera (la nostra C2) e che non ha impegnato più di tanto i biancorossi. Caparros nel primo tempo ha schierato i Leoni con un interessante 4-2-3-1 nel quale il doble pivote è stato formato da Gurpegi (inerdittore puro) e Javi Martinez (regista/incursore), con Susaeta, Del Olmo e Yeste a formare la linea di trequartisti dietro a Llorente. Nella ripresa girandola di cambi (da notare l'ingresso in campo dei giovanissimi Agüeros e Ramalho), passaggio al classico 4-4-2 e tripletta di capitan Etxebe. Da notare le buone prestazioni di Llorente (un gol e due assist), Susaeta e Del Olmo, apparso già integrato nel contesto tattico della sua nuova squadra. Stasera alle 21 si replica ad Ayamonte contro i locali, che militano anch'essi in Terza Divisione, poi dal 22 al 25 l'Athletic disputerà un triangolare in Marocco; non sarà della trasferta africana Amorebieta, operato di recente al setto nasale e che Caparros ancora non vuole rischiare in partita.
Finisce con una punizione troppo severa la Liga 2007/2008 dell'Athletic, un campionato che, come da previsioni dirigenziali, ha rappresentato la doverosa fase di transizione dai disastri dell'ultimo biennio ad una dimensione più consona al prestigio e alla storia del club. A Caparros si chiedeva di ridare stabilità all'ambiente, di far maturare i giovani più promettenti e di cogliere almeno qualche successo di prestigio, dunque si può dire che il tecnico di Utrera abbia portato a termine il suo compito (parlerò più diffusamente di ciò nel post riassuntivo della stagione); peccato per la batosta di Siviglia, sconfitta che lascia i Leoni a due punti di distanza dall'Intertoto, appannaggio di un Depor rinato grazie all'intuizione di Lotina di schierarlo con un solido 4-5-1. Personalmente non sono nemmeno troppo insoddisfatto, poiché ritengo l'Intertoto una competizione mal congegnata e buona soprattutto a lasciare i giocatori senza fiato a marzo; l'unica soluzione percorribile sarebbe stata quella di farlo disputare ai cachorros del Bilbao Athletic, ma se il risultato finale dev'essere quello di un paio di anni fa (eliminazione al primo turno con il Cluj, misconosciuta squadra romena) tanto vale non parteciparvi neanche.
A Siviglia l'Athletic iniziato col piglio giusto, passando in vantaggio dopo 3 minuti grazie ad un rigore di Aduriz concesso per atterramento di Llorente. La traversa di Gurpegi al 6' sembra il viatico per un'altra trasferta da ricordare, anche perché il Siviglia è una delle pochissime squadre della Liga a giocare senza obiettivi l'ultima di campionato, e i baschi possono così lasciare uno sterile possesso palla ai padroni di casa e limitarsi a chiudere con perizia ogni spazio nella loro trequarti. Al Pizjuan succede dunque poco e nulla, mentre al 35' il Villarreal passa in vantaggio al Riazor e i Leoni si trovano virtualmente in Europa. Paradossalmente, la rete del Submarino amarillo sembra svegliare il Siviglia, che al 39' sfiora il pari con Mosquera per poi centrarlo un minuto più tardi con Kanouté. Caparros si gioca all'intervallo due sostituzioni, togliendo tra l'altro il giovane Urko Arroyo, promettente esterno offensivo del Bilbao Athletic fatto esordire in Primera due anni fa da Javier Clemente. La mossa sembra pagare, i biancorossi spingono e avrebbero pure la palla del vantaggio, peccato però che Gabilondo la sprechi mancando un gol fatto a porta vuota...è il segno che gli dei del calcio hanno deciso di tenerci fuori dall'Europa, impressione che diviene certezza al 75', dopo una parte centrale di ripresa quasi sonnolenta, quando Keita batte Armando con una punizione imparabile. L'Athletic si disunisce, si getta in avanti alla ricerca del pari e puntualmente viene castigato da Kanouté e Jesus Navas per un 4-1 davvero esagerato per quello che si è visto in campo. Resta l'amaro in bocca a causa della sconfitta del Depor, ma, come detto, è una sensazione passeggera: quel che conta è essere tornati a lottare per qualcosa di più della salvezza all'ultima giornata, come successe un anno orsono nella terrificante (per noi tifosi) partita contro il Levante. Aupa Athletic!
Nando Llorente festeggia dopo il gol del pari: è l'undicesima rete stagionale del "9" biancorosso (foto Eitb24).
Real Murcia: Carini; De Coz, Ochoa, Marañón (46' Cuadrado), Peña; Richi, De Lucas, Goitom (67' Baiano), Aquino; Íñigo (63' Abel), Iván Alonso.
Athletic: Armando; Iraola, Luis Prieto, Amorebieta, Del Horno; Gurpegi, Javi Martínez (46' Yeste), Cuéllar (62' Gabilondo), David López (69' Garmendia); Aduriz, Llorente. Reti: 18' Iván Alonso, 30' Llorente, 82' Gabilondo. Arbitro: Lizondo Cortés (Colegio Valenciano).
Il massimo risultato con il minimo sforzo. L'Athletic si riprende a Murcia i punti immeritatamente persi con Real Madrid e Maiorca, e lo fa al termine di un match dominato sotto tutti i punti di vista dai padroni di casa, già matematicamente retrocessi ma decisi a non regalare nulla ai baschi. Gli uomini allenati da Javier Clemente, indimenticabile vecchia gloria dei Leoni, mettono sul terreno di gioco quell'impegno e quella determinazione che sembrano invece latitare tra i biancorossi, a cui l'innesto di alcune seconde linee (Luis Prieto e Cuellar su tutti) provoca più scompensi che benefici. Non a caso, è il Murcia a passare in vantaggio al 18' grazie ad Ivan Alonso, senza dubbio una delle poche note liete del campionato dei rossi, che stoppa a centro area un tiro senza pretese di De Lucas, supera di slancio un Prieto poco reattivo e insacca alle spalle di Armando. L'Athletic di nero vestito, fin lì inesistente, gioca il suo miglior spezzone di partita proprio dopo il vantaggio dei padroni di casa, generosi quanto si vuole ma terribilmente vulnerabili davanti a Carini; non a caso, ai bilbaini basta aumentare un po' la pressione sui portatori di palla avversari e la velocità di gioco per mettere in seria difficoltà la retroguardia murciana, perforata alla prima azione vera da Aduriz, la cui rete viene però annullata per un tocco di braccio che al replay sembra più un controllo di spalla. L'appuntamento col pareggio è comunque solo rimandato, visto che al 30' David Lopez pennella una buona punizione da sinistra, Aduriz fa da sponda a centro area e Llorente irrompe tra le statue di cera della difesa del Murcia, toccando di sinistro e depositando la sfera nella porta di Carini. Si dice che la vendetta è un piatto che va consumato freddo e sicuramente Nando si è attenuto a questo vecchio adagio, togliendosi la soddisfazione di segnare davanti all'allenatore che, due anni orsono, lo aveva praticamente ostracizzato dopo la sfolgorante stagione d'esordio sotto Valverde.
La ripresa dimostra che il Murcia non ci sta a perdere e in breve si assiste ad un vero e proprio monologo dei padroni di casa, che spingono con convinzione, giocano stabilmente nella trequarti dell'Athletic e non trovano il gol del vantaggio solo grazie ad alcuni buoni interventi di Armando, che in particolare si supera deviando in corner una punizione di De Lucas destinata quasi all'incrocio dei pali. Che non sia la giornata giusta per i murciani lo dimostrano non solo due conclusioni di Ivan Alonso che sfiorano il palo e un altro miracolo di Armando su colpo di testa di Baiano, ma soprattutto il gol del 2-1 per i baschi, siglato in pratica al primo tiro in porta dei Leoni nel secondo tempo. E' il minuto 82 quando Yeste batte una punizione dai 30 metri e cerca il secondo palo dove sbuca Llorente, che ringrazia ancora una volta le belle statuine della difesa di casa e tocca in mezzo per il liberissimo Gabilondo, a cui non par vero di dover solo accompagnare la palla in rete per siglare il vantaggio. Dopo una buona occasione sprecata da Aduriz, Baiano avrebbe in chiusura il pallone del pari, regalatogli da un incomprensibile colpo di testa verso il centro dell'area di Del Horno, ma il brasiliano non ha fatto i conti con Armando, bravo a salvare di piede la conclusione da due passi dell'attaccante del Murcia.
L'Athletic conquista così i tre punti che gli servivano per raggiungere la salvezza matematica e adesso può affrontare con relativa tranquillità le ultime due gare di campionato contro Racing e Sevilla; l'Intertoto resta a tre punti, ma ciò che conta è aver ottenuto la permanenza in Primera con un discreto anticipo e aver gettato le basi per un futuro che sembra assai più roseo di quanto non lo siano state le ultime stagioni.
Innanzi tutto, mi scuso per la prolungata assenza, dovuta a impegni lavorativi che fortunatamente (per il mio equilibrio mentale) termineranno il 27 maggio. Purtroppo non posso assicurare un aggiornamento decente del blog fino a quella data, e credetemi quando vi dico che l'assenza della cronaca dell'immeritata batosta del Bernabeu è stata dovuta solo agli impegni di cui sopra e non ad un maldestro tentativo di occultare l'amara realtà. Anche il pezzo di oggi sarà giocoforza più breve del solito, non arrabbiatevi e abbiate pietà !
L'Athletic dice addio al sogno UEFA e in pratica anche alla speranza dell'Intertoto, distante sì solo 3 punti ma che al momento vede in lotta altre tre squadre oltre a quella biancorossa. Il ritorno di Gurpegi alla Catedral è pertanto meno gioioso del previsto, così come lo era stato la scorsa settimana il rientro ufficiale contro il Real Madrid; come in occasione della partita con le merengues, anche davanti al Mallorca i Leoni non demeritano affatto e finiscono per lasciare per strada un punto che sarebbe stato prezioso.
Tutta colpa di Guiza, spietato finalizzatore nell'area piccola, giunto a quota 24 gol grazie alla doppietta rifilata ad Armando. Il primo gol maiorchino viene subito riequilibrato da un cabezazo di Llorente (10 reti stagionali per Nando, che finisce per la prima volta nella sua carriera in doppia cifra), ma non c'è nulla da fare dopo la seconda rete del bomber della squadra delle Baleari. A dire la verità, l'occasione per il pari l'Athletic l'avrebbe anche, al minuto 94, ma nè Garmendia nè Amorebieta riescono a battere Moyá da due passi e così arriva la seconda sconfitta di fila, non proprio ciò che i tifosi si aspettavano dopo il trionfo col Valencia. Stasera, nel turno infrasettimanale della Liga, i biancorossi saranno di scena sul campo del già retrocesso Murcia, a caccia di tre punti che potrebbero tenere la porta europea ancora aperta; con Ocio fuori e Ustaritz sempre alle prese con un infortunio muscolare, si profila una nuova partita da difensore centrale per Gurpegi, apparso fisicamente asciutto ma logicamente imballato nelle prime due uscite stagionali. Non sarebbe male vedere Carlos in mediana, magari con Luis Prieto titolare in difesa.
Quale migliore ricompensa di una vittoria per premiare una trasferta Italia-Bilbao di un manipolo di 20 pazzi innamorati della maglia biancorossa? Noi ci saremmo accontentati di uno striminzito 1-0, o magari anche solo di vedere segnare una rete ai nostri Leoni, ma i ragazzi hanno voluto strafare e ci hanno regalato un risultato impensabile alla vigilia e una prestazione davvero fantastica. 5-1 contro il Valencia campione di Coppa, cinque pere rifilate ad una squadra nella quale un paio di giocatori valgono quanto metà della rosa bilbaina: è stata una soddisfazione immensa e il San Mamés si ricorderà del nostro entusiasmo sugli spalti, anche perchè molti tifosi della Sur hanno ormai imparato che "los italianos" portano bene!
Purtroppo, una volta iniziata la partita, abbiamo dovuto prendere nota di un'assenza importante, quella del Valencia. Troppo brutta la squadra di "Rambo" Koeman per essere vera: debole e poco convinta in difesa, lenta e monocorde a centrocampo, prevedibile e mai pericolosa in attacco, la compagine ché ha suscitato un'impressione di impotenza e rassegnazione davvero incredibile e, per quello che abbiamo visto, sembra una forte candidata alla retrocessione, a meno che la cacciata del tecnico olandese non riesca a dare quella scossa di cui l'ambiente ha bisogno.
A proposito di ambiente, splendido è, come al solito, quello della Catedral, piena in ogni ordine di posti, anche se il tifo risentirà nei 90 minuti dello "sciopero" indetto dai gruppi storici per protestare contro la diffida di 30 membri di Herri Norte a causa di alcuni cori intonati domenica scorsa al Riazor (no comment). Al fischio iniziale di Rubinos Pérez, l'Athletic parte subito bene e si fa preferire nell'occupazione degli spazi e nella circolazione della palla, che resta spesso a terra e transita dai piedi del regista Yeste verso le fasce, in particolar modo sulla destra dove Susaeta e Iraola si mostrano subito molto attivi. Il Valencia rincula immediatamente e pare schiacciato nella morsa biancorossa, anche perchè un mostruoso Javi Martinez impegna da solo i tre centrali di centrocampo di Koeman e lascia Fran libero di impostare; in avanti, Etxebe fa la trottola alle spalle di Llorente, muovendosi molto e spesso con profitto, mentre Nando si occupa di smistare di testa i lanci lunghi che riceve e di far salire la squadra proteggendo il pallone col suo fisico da granatiere, anche se ogni tanto non disdegna azioni palla al piede che strappano applausi al San Mamés. Nonostante il gioco discreto prodotto dai Leoni le palle-gol latitano, tuttavia l'Athletic dimostra di avere la buona stella dalla sua trovando il gol al primo tiro, per di più grazie ad un paio di carambole favorevoli; al 18', infatti, Llorente riceve in area e tocca di destro trovando una deviazione avversaria (forse col braccio), recupera palla e scarica indietro a Javi Martinez, il cui tiro sarebbe tutt'altro che pericoloso se non trovasse la deviazione di Albiol che spiazza Mora e regala il vantaggio ai biancorossi. Esplode la Cattedrale e nella Sur, davanti allo striscione dei Leones Italianos, si salta e si grida di gioia. La reazione valenciana praticamente non esiste a causa dell'enorme difficoltà nel far arrivare il pallone sulla trequarti basca, come se un muro invisibile respingesse non solo il pallone, ma anche i giocatori stessi, che paiono immobili nelle loro posizioni e, tranne rarissime eccezioni (Miguel su tutti), non propongono uno straccio di movimento senza palla; da questo punto di vista, lo schema di Koeman (un falso 4-3-3 che è in realtà un 4-1-4-1) è assolutamente deleterio, visto che ingolfa la linea mediana di elementi con caratteristiche identiche e poco portati ad appoggiare l'azione offensiva, non copre in modo sufficiente le fasce ed oltretutto lascia Villa abbandonato a sé stesso. L'Athletic ha gioco facile nel chiudere gli spazi e ripartire in contropiede, sfruttando soprattutto la verve di Etxeberria che al 33' sfiora il 2-0 con un bel rasoterra da fuori. Non succede molto altro, in verità, e al 45' resta l'1-0 per i Leoni, col Valencia che tira una sola volta (punizione alta di poco di Villa).
Koeman prova a cambiare l'inerzia della gara e sconfessa la sua formazione iniziale: via il desaparecido Arizmendi e Maduro, dentro Joaquin e Morientes nel tentativo di dare verve e peso specifico all'azione d'attacco. La bontà delle scelte dell'olandese non ha però il tempo di essere verificata, perchè dopo appena 4 minuti Llorente riceve da Etxebe, irrompe in area anticipando il suo marcatore e segna di punta il 2-0 biancorosso. Altra esplosione di gioia al San Mamés, quasi più fragorosa della prima, e stavolta il tifo sembra finalmente animarsi e diventa più continuo e compatto (noi italiani ci mettiamo del nostro, sgolandoci, saltando e agitando le nostre sciarpe). Dopo il secondo gol dei Leoni, il Valencia sembra rianimarsi un po' e almeno ci mette un minimo di grinta e determinazione, chiamando tra l'altro Armando alla prima parata del match al 59' (buona respinta di piede su conclusione del "Moro" Morientes). A chiudere definitivamente i giochi, però, ci pensa ancora Llorente, servito da un perfetto filtrante di Garmendia (subentrato a Yeste, infortunato, a inizio ripresa): il tentativo di pallonetto del numero 9 viene stoppato da Mora, la palla però resta lì e Nando è rapido a metterla dentro. 3-0 e addio Valencia. Le gradinate della Catedral adesso risuonano come nei giorni migliori, e nemmeno il gol di Villa spegne le grida e i cori del pubblico. Quando la Norte riprende a tifare, poi, la bolgia è completa, anche perchè Iraola e Aduriz rendono il risultato ancora più bello e la gioia di tutti è incontenibile.
Al fischio finale, noi italiani ci abbracciamo come se fossimo una sola persona e la nostra felicità è davvero palpabile. Indescrivibili i volti dei miei compagni, i cui resoconti di questa meravigliosa trasferta pubblicherò anche qui. Grazie ragazzi per lo splendido fine settimana, e grazie ai Leoni per averci regalato questo 5-1 da leggenda!
Le pagelle dell'Athletic: Armando 6: in pratica fa lo spettatore non pagante, spaventato solo dalla punizione di Villa nel primo tempo e dal tiro di Morientes tra il 2-0 e il 3-0, peraltro l'unica conclusione sulla quale deve effettuare una parata vera e propria. Non può nulla sul gol di Villa, un'altra punizione deviata in barriera da Amorebieta. Serata di tutto riposo per il vecchietto volante. Iraola 7: la fascia sinistra del Valencia, difesa da Mata e Caneira, è terreno di conquista per l'Athletic fin dai primi minuti, sia perchè i due ché chiudono poco e male, sia perchè Andoni e Susaeta sono molto ispirati. Il terzino di Usurbil non ha problemi col suo avversario diretto e scende spesso e volentieri, sovrapponendosi con profitto e spingendo con grande continuità. Corona la sua bella partita con la prima rete stagionale nella Liga. Ustaritz 6,5: altra prova di grande spessore per il centrale biancorosso, che raramente non si è fatto trovare pronto quando ha dovuto sostituire Ocio. Aitor ha più esperienza e guida meglio la difesa, ma a parer mio Ustaritz è un difensore migliore, più veloce e più bravo nell'anticipo. Con Amorebieta forma una coppia perfetta e ottimamente assortita. Villa da solo non la vede mai, con Morientes in campo il lavoro aumenta ma il risultato non cambia. Amorebieta 6,5: la deviazione sulla punizione di Villa che determina il 3-1 non inficia una prestazione senza sbavature, che dimostra la grande maturità acquisita in questa stagione dal basco venezuelano. Di testa è imperioso e in area le prende tutte lui, in marcatura ringhia sulle caviglie avversarie senza però lasciarsi andare alle entrate scomposte che talvolta gli scappano. Una buona gara davanti agli osservatori di alcune squadre inglesi che lo stanno facendo seguire da tempo. Koikili 6: partita non molto appariscente per l'ex campione spagnolo di lotta greco-romana, il cui stato di forma è visibilmente calato rispetto alla parte centrale della stagione (non per niente Del Horno è tornato titolare). In difesa è preciso, ma in fase di spinta si vede poco. Annulla comunque Arizmendi e anche contro Joaquin è positivo, nonostante l'ex Betis gli scappi un paio di volte con i suoi giochi di prestigio. Susaeta 6,5: davvero incredibile la personalità dell'ala di Eibar, che riceve dai compagni moltissimi palloni e tenta sempre di creare la superiorità numerica coi suoi dribbling stretti. All'inizio sembra voler strafare e perde qualche palla di troppo, ma col passare del tempo azzecca qualche giocata, prende confidenza e finisce per deliziare il pubblico con numeri di alta classe (nel secondo tempo, per esempio, strappa applausi a scena aperta con un sombrero di tacco a scavalcare il proprio marcatore). E' ormai un punto fermo dell'Athletic nonostante la giovanissima età. Javi Martinez 8: non so scegliere un aggettivo per descrivere la prestazione del centrocampista navarro. Fantastico, incontenibile, esagerato: fate voi. Fisicamente è al top della forma e in queste condizioni per gli avversari diventa impossibile limitarlo, anche perchè corre dall'inizio alla fine e riesce a coprire una porzione immensa del terreno di gioco, senza per questo perdere di lucidità. Segna anche lui il primo gol stagionale nella Liga, giusto premio per un'annata disputata in un crescendo rossiniano di prestazioni "monstre" che lo stanno proiettando nell'Olimpo dei centrocampisti iberici. Yeste 6: appare ispirato da subito, gioca molti palloni con sagacia tattica e grande senso geometrico, tuttavia nei primi 10' prende due belle botte che lo limitano alquanto per il resto del tempo. Caparros lo toglie all'intervallo e Fran si perde la goleada nella ripresa. Salterà per infortunio la partita del Bernabeu (dal 46' Garmendia 6,5: altra bella prova del giovane fantasista di Basauri, che Caparros sta trasformando in un vero e proprio jolly tuttofare. Stavolta Joseba gioca in posizione di regista e lo fa molto bene, tenendo sempre la posizione e regalando bei palloni ai compagni. Splendido l'assist con cui libera Llorente davanti a Mora per il 3-0). Gabilondo 6: il soldatino biancorosso fa il suo compito senza infamia e senza lode, come spesso gli capita. Spinge poco, anche perchè l'Athletic preferisce cercare Iraola e l'iperattivo Susaeta, ma quando lo fa riesce a creare pericoli al Valencia, come quando libera al tiro un compagno con un bellissimo colpo di tacco. Nella ripresa si preoccupa soprattutto di dare una mano a Koikili per frenare Joaquin ed esce stremato tra gli applausi del San Mamés (dall'84' David Lopez sv). Etxeberria 7: tre assist, un gol mancato di poco e tanta qualità nel ribaltare l'azione. Questo il match del Gallo, che con Caparros sembra vivere una seconda giovinezza, anche perchè il tecnico di Utrera lo ha riportato nell'amato ruolo di seconda punta. Si muove alle spalle di Llorente senza dare punti di riferimento alla difesa e si incarica di condurre il contropiede biancorosso, riuscendo spesso a portare la palla dalle parti dell'area altrui. Complimenti vivissimi al Gallo, che io per primo davo come praticamente bollito, e auguri per il traguardo delle 414 partite di Liga con l'Athletic che taglierà domenica prossima, raggiungendo un monumento come Txetxu Rojo. Llorente 8: all'andata aveva segnato due gol, domenica scorsa ne ha messi altri due e ha praticamente messo alla porta Koeman. Deve avere un conto aperto con il Valencia, il nostro Nando, visto che ha segnato 4 reti su 9 totali alla squadra ché... Gioca una grande partita, è bravo a destreggiarsi spalle alla porta e rispolvera il suo killer-instinct andando a segno dopo un'astinenza di un mese e mezzo. Anche lui è uno di quei giocatori di cui si aspettava la maturazione e che sembra finalmente essere cresciuto (dal 72' Aduriz 6,5: in 20 minuti lascia il segno, prima sfiorando la rete con un bel destro a giro e poi trovandola nel recupero con un gran colpo di testa in torsione. In gol a Bilbao dopo moltissimi mesi, ci voleva). Leones Italianos 10: si presentano in 20 alla Catedral, animano la squadra con canti, battimani e sciarpate e danno il loro contributo alla storica vittoria. Lasciano lo stadio senza voce, ma felici come bambini con un bel gelatone gigante in mano. Mitici!
Sconforto biancorosso al momento di battere il calcio d'inizio dopo il 3-0 del Depor (foto Eitb24).
Deportivo La Coruña: Aouate; Manuel Pablo, Lopo, Pablo Amo, Coloccini, Filipe Luis; Wilhelmsson (60' Riki), Sergio, De Guzmán, Lafita (87' Juan Rodríguez); Xisco (83' Taborda). Athletic Bilbao: Armando; Iraola, Aitor Ocio (66' Muñoz), Amorebieta, Koikili; David López, Javi Martínez, Yeste, Gabilondo (75' Cuéllar); Garmendia (59' Aduriz), Llorente. Reti: 31' Coloccini, 64' Sergio (rig.), 79' Filipe. Arbitro: Daudén Ibáñez (Colegio Aragonés).
L'Athletic esce meritatamente sconfitto dal confronto con l'altra squadra in grande ripresa della Liga, il Deportivo di Lotina, passato come i Leoni dalla zona retrocessione alle immediate vicinanze dell'Europa nel giro di un mese e mezzo. Il punteggio finale ben rappresenta il divario visto in campo tra le due squadre, un Depor solido dietro e propositivo in attacco e un Athletic spuntato e traballante (nonché assai svagato) in difesa; non è un caso che l'incolpevole Armando abbia incassato 3 gol, cosa che non accadeva da Barcellona-Athletic 3-1 di inizio girone d'andata. Troppe chiacchiere intorno alla UEFA? Troppa euforia? Per me sì. Un ambiente che viene da due stagioni tribolatissime e al limite della caduta in Segunda come quello biancorosso non può esaltarsi per un filotto di sei risultati utili consecutivi, che non rappresentano niente se paragonati alle sofferenze che la squadra ha vissuto finora (anche in questo campionato, è bene ricordarselo). Forse questo stop servirà a tutti (giocatori, società, tifosi) come bagno d'umiltà e potrà anche avere un effetto positivo sulle prestazioni future dei bilbaini, a partire dalla difficile sfida di domenica sera con il Valencia.
C'è poco da dire riguardo alla cronaca: l'Athletic parte benino e si fa vedere due volte con Llorente, senza però impensierire Aouate, quindi perde progressivamente mordente e subisce l'iniziativa avversaria senza soluzione di continuità. Al 31', dopo alcune occasioni sbagliate, il Depor aggiusta la mira e fa centro con Coloccini, che regala poi alla platea un'esultanza polemica nei confronti di Caparros, alla guida dei biancazzurri fino all'anno passato e mai troppo amato da tifosi e giocatori galiziani (il difensore argentino dichiarerà poi di aver dedicato il gol alla madre...mah). Nell'occasione va sottolineato l'atteggiamento passivo della difesa bilbaina, elogiata in settimana per essere la meno battuta della Liga insieme a quella del Barça, che lascia colpire di testa in area ben due giocatori del Depor prima che la palla finisca a Coloccini per il cabezazo decisivo. Il tempo si chiude dopo aver visto un chiaro dominio gallego, poi però l'inizio della ripresa segna il risveglio dell'Athletic, vicino al pari con un colpo di testa di Javi Martinez sugli sviluppi di un calcio d'angolo e con due conclusioni, una di David Lopez (Susaeta è rimasto a giocare con il Bilbao Athletic a rischio retrocessione) e l'altra di Iraola, ben sventate da Aouate. Nel momento migliore dei baschi, Lotina si gioca la carta vincente: Riki. L'ex Getafe prima sfiora l'eurogol con un pallonetto alto di poco, quindi si procura un rigore per un dubbio fallo di Amorebieta e dà a Sergio la possibilità di chiudere la gara: il catalano non si fa pregare, spiazza Armando e segna. Sotto di due gol e con un gioco offensivo degno delle peggiori giornate (pallonate a cercare la torre Llorente), l'Athletic si rassegna al peggio e nemmeno la fantasiosa mossa di Caparros di inserire Muñoz per Ocio, spostando Javi Martinez al centro della difesa per far partire l'azione palla a terra dalle retrovie, dà i frutti sperati. Dopo un paio di fiammate i Leoni rinculano e il Depor coglie due pali prima di mettere la parola "fine" alla contesa grazie ad un gran gol del terzino Filipe, bravo a superare l'uscita di Armando con un bel tocco sotto. Non succede più nulla fino al triplice fischio dell'arbitro, che arriva a sancire il brusco risveglio dell'Athletic dopo un inizio di primavera da sogno; troppo solido il 5-4-1 del Depor per un attacco apparso privo di idee e soluzioni alternative alla palla lunga, schema che rende inutile la seconda punta (Garmendia prima e Aduriz poi non sono pervenuti) e che frustra le potenzialità di Nando Llorente, a cui peraltro manca il gol ormai da diverse settimane, anche se ha sempre giocato bene fino al match del Riazor. Nulla è perduto in chiave Intertoto, che resta distante due punti, mentre per il discorso UEFA sarà meglio rimandare a tempi migliori. Per fortuna, la sconfitta del Murcia e i pareggi di Saragozza e Recreativo non hanno complicato le cose in chiave salvezza, che tutti danno per assodata ma che io aspetto ancora a considerare raggiunta; la matematica non mi è mai piaciuta, però in casi del genere è l'unica ancora in grado di darci il minimo di certezza necessario per far riposare coronarie e sistema nervoso.
PS Domani (o meglio, stasera alle 19) parto per Bilbao con un'altra ventina di tifosi italiani dei Leoni. Obiettivo: San Mamés, ore 22, Athletic-Valencia. Se non cade l'aereo, vi prometto un bel reportage pieno di foto e di appunti di viaggio. Ciao a tutti!
Garmendia abbracciato dai compagni dopo aver siglato la rete decisiva (foto Eitb24).
Athletic Club: Armando; Iraola, Ocio, Amorebieta, Del Horno (67' Koikili); Susaeta, Javi Martínez, Yeste (37' Muñoz), Gabilondo; Garmendia (57' Etxeberria), Llorente. RCD Espanyol: Kameni; Zabaleta, Jarque, Torrejón, David García; Ángel, Moisés; Rufete (46' Coro), Luis García (87' Jonathan), Valdo (46' Riera); Tamudo. Reti: 14' Garmendia. Arbitro: Paradas Romero (Comité andaluz). Note: prima dell'inizio della partita, la Banda Municipal de Bilbao e la Banda di Txistularis hanno eseguito l'inno dell'Athletic per festeggiarne il 25° anniversario.
Nel contesto di una Liga ormai impazzita (Real e Barça che hanno un passo da provinciale, Valencia disperso, Saragozza che oggi sarebbe retrocesso), una certezza per gli appassionati c'è: il comportamento casalingo dell'Athletic. Con il sole o con la pioggia, di pomeriggio oppure di sera, d'inverno o in primavera il copione non muta, anche se, ultimamente, a cambiare sono stati i risultati, per fortuna in meglio. Anche la partita contro l'Espanyol non ha apportato variazioni significative allo spartito che i Leoni suonano al San Mamés da inizio torneo: primo tempo su ottimi ritmi, condito da un gol e da altre occasioni clamorose, e ripresa vissuta in un crescendo rossiniano di sofferenza che stavolta non è stata seguita dal pari avversario grazie ad una serie di miracoli (ed errori altrui) davvero clamorosa.
L'Athletic scende in campo con il 4-4-2 caparrossiano ormai assodato, anche se ci sono variazioni sostanziali nella formazione iniziale. Con Orbaiz che ne avrà per almeno un mese a causa dell'infortunio rimediato a Huelva, Jokin sceglie di piazzare Yeste a fianco di Javi Martinez e non dà fiducia a Muñoz, positivo domenica scorsa; in difesa rientra Ocio al posto dello squalificato Ustaritz, ma la grande novità viene dal reparto offensivo, dove Garmendia viene scelto a sorpresa come partner di Llorente. L'Espanyol, 8 sconfitte nelle ultime 11 gare di campionato, si presenta a Bilbao schierata da Valverde col suo classico 4-2-3-1, ma all'assenza dell'infortunato De la Peña si aggiunge quella di Riera, a cui Txingurri preferisce Valdo. Come spesso accade al San Mamés, l'inizio dell'Athletic è veemente e il pressing furioso dei Leoni costringe per lunghi minuti i "periquitos" nella propria metà campo; ai padroni di casa sembra mancare la lucidità necessaria per sfondare e far male a Kameni, tuttavia la prima palla-gol è anche quella buona. Al 14', infatti, Gabilondo lavora un buon pallone sulla sinistra e crossa alla perfezione verso Garmendia, che scatta abilmente tra i due lenti centrali dell'Espanyol, stacca e batte il portiere camerunense con un preciso colpo di testa. E' il primo gol stagionale per il fantasista di Basauri, che premia così la decisione di Caparros di schierarlo dall'inizio. Per Garmendia la soddisfazione è immensa, anche perchè ad agosto era stato scartato per fare posto al rientrante Ezquerro ed era stato reintegrato in tutta fretta solo quando il passaggio di Santi dal Barcellona all'Athletic sfumò; per lui, tifosissimo dei biancorossi fin dalla più tenera età, è stato difficile non mollare e ritagliarsi un suo spazio giorno dopo giorno, faticando e lottando per convincere il tecnico delle proprie potenzialità, dunque questa rete ha quasi il sapore della consacrazione.
Ottenuto il vantaggio, l'Athletic non si accontenta e sfiora il 2-0 al 27' con Javi Martinez, il cui destro a botta sicura su suggerimento di Garmendia esce di poco alla sinistra di Kameni, anche se è evidente l'errore del giovane centrocampista navarro, che sceglie la potenza invece di piazzare la palla sul palo opposto. Dieci minuti più tardi esce Yeste, toccato duro, ed entra Muñoz, quindi al 38' l'Espanyol si fa vedere per la prima volta in area basca e per poco non pareggia subito i conti con Rufete, il cui sinistro a girare dal vertice destro dell'area supera Armando ma viene respinto dal palo. Proprio in chiusura di tempo l'Athletic potrebbe chiudere virtualmente la contesa: splendido l'assist di Iraola per Susaeta, il giovane canterano si invola, spiazza con un piattone destro Kameni ma angola troppo la conclusione e spedisce la palla fuori di un soffio. Come un pugile alle corde che si salva grazie al gong, l'Espanyol evita di capitolare all'ultimo secondo e rientre in campo dopo l'intervallo con più determinazione e voglia di giocare; Valverde ci mette del suo, togliendo Rufete e Valdo per Coro e Riera, e gli effetti delle sue mosse si vedono già al 54', quando Coro mette un gran pallone in area dalla fascia destra che Luis Garcia doma ed offre poi a Tamudo, sul cui tiro dal limite Armando si distende e blocca. L'Athletic è inconsistente in fase di interdizione, supportata a centrocampo dal solo Javi Martinez, e cede progressivamente campo agli ospiti, che giocano meglio e costringono gli avversari a difendersi e tentare sporadiche sortite in contropiede. Llorente spaventa Kameni con un cabezazo su corner di Gabilondo, ma sono i perici ad andare davvero ad un passo dal gol al 64': Iraola si tuffa per liberare di testa in modo maldestro e consegna il pallone a Riera, che supera di slancio Armando, prende la mira e conclude a botta sicura, trovando però un miracoloso Aitor Ocio a respingere sulla linea di porta. Dopo un paio di buoni interventi di Armando, al 74' l'Espanyol si trova il pareggio servito su un piatto d'argento da Susaeta, che travolge Tamudo in area in modo tanto inutile quanto plateale. E' calcio di rigore e sul dischetto va proprio Tamudo, lo specialista biancazzurro: il tiro del capitano dei catalani è forte e centrale ma alto, altissimo, e la palla si perde tra le confortevoli braccia della Sud. Esplode il San Mamés, si rianima l'Athletic mentre cala il buio sulla squadra di Valverde, che si sgonfia come un palloncino bucato dopo aver fallito la più comoda delle occasioni. I Leoni controllano agevolmente l'ultimo quarto d'ora di partita e vanno anche vicini al raddoppio con una sventola di Javi Martinez, trovandolo poi in pieno recupero grazie ad un colpo di testa di Llorente, che si vede però annullare la rete per un chiaro fuorigioco. Finisce dunque 1-0 per i bilbaini, che mettono in cascina il sesto risultato utile consecutivo (quattro vittorie e due pareggi) e raggiungono quota 43 punti, il che equivale ad avere praticamente raggiunto la salvezza. La zona UEFA resta a 5 lunghezze di distanza, i punti di vantaggio sulla terzultima sono invece 10. Direi che è ancora presto per stappare lo spumante, ma se non altro possiamo iniziare a tenerlo in fresco.
Non segnava dal 22 ottobre (Valladolid-Athletic 1-2). Aritz Aduriz ha attraversato un lunghissimo periodo di buio, come talvolta accade ad attaccanti anche molto più famosi, e ha finito per perdere la titolarità, ma ieri è riemerso dalle sabbie mobili dell'astinenza da gol e ha regalato un punto pesantissimo all'Athletic, che in caso di sconfitta sarebbe tornato a vedere da vicino la zona retrocessione. Parliamoci chiaro: ieri i Leoni meritavano senza dubbio di perdere. Lenti, troppo rilassati e senza idee in attacco, i bilbaini devono ringraziare l'incapacità del Recreativo di chiudere la contesa con un altro gol, oltre alle prestazioni del già citato Aduriz e di Muñoz, fin qui utilizzato col contagocce ma apparso sempre lucido e determinato nei rari spezzoni concessigli da Caparros.
Il rientro tra i pali di Armando dopo i noti fatti di Siviglia è la novità principale nella formazione biancorossa, anche se dal punto di vista squisitamente tattico è più importante l'inserimento di Gabilondo in luogo dello squalificato Javi Martinez, col susseguente accentramento di Yeste in posizione di pivote accanto ad Orbaiz; Del Horno è ancora una volta in campo al posto di Koikili, segno che Asier ha riconquistato il posto perso inopinatamente a inizio torneo. Il Recre, in cerca di punti salvezza, schiera le due punte e parte a mille all'ora, mettendo in seria difficoltà il pacchetto arretrato dei baschi fin dalle battute iniziali. Dopo aver spaventato Armando con un paio di cross molto pericolosi non sfruttati dagli attaccanti, i padroni di casa vanno vicinissimi al vantaggio al 13', quando Sinama Pongolle incorna in tuffo un cross dalla destra di Camuñas e manda il pallone a stamparsi sulla faccia interna della traversa; la difesa biancorossa libera in corner e il pericolo sembra passato, peccato però che il calcio d'angolo battuto da Martins venga toccato con la nuca da Amorebieta e si insacchi alle spalle di un incredulo Armando, che stava andando incontro alla palla in tutta tranquillità vista l'assenza di avversari nelle sue vicinanze. Il gol subito non sveglia i Leoni, che anzi rischiano di capitolare dopo appena 3 minuti e ancora per un autogol: Iraola, infatti, sporca una conclusione innocua di Sinama e spiazza Armando, salvato proprio all'ultimo secondo dal provvidenziale intervento sulla linea di Ustaritz. Athletic non pervenuto almeno fino al 30', quando l'assedio del Recreativo viene interrotto da una buona combinazione sulla destra tra Etxeberria e Susaeta, sul cui cross prima Iraola e quindi Gabilondo non riescono a trovare la deviazione vincente. E' comunque un fuoco di paglia e il primo tempo si chiude infatti con un'altra grande occasione per gli andalusi, con Ruben che si impappina e non riesce a concludere dopo essere stato pescato solo in area da un bel cross di Varela. Si va dunque al riposo sull'1-0 per il Recre, ma agli uomini di Zambrano il punteggio va sicuramente stretto per quello che hanno fatto vedere sul campo. Caparros prova a dare una scossa alla squadra sostituendo uno spento Exteberria con Aduriz, ma è ancora la squadra di Huelva a sfiorare il raddoppio al 55' grazie ad una percussione di Sinama, molto attivo e pericoloso, che supera Ustaritz e centra per Ruben, anticipato con un mezzo miracolo da Del Horno. L'ingresso di Garmendia per l'infortunato Orbaiz non aumenta la pericolosità biancorossa e anzi finisce per squilibrare molto la squadra, che si trova a giocare con una coppia di centrocampisti centrali assolutamente nulli in interdizione e rischia così di capitolare di fronte alle iniziative di Ruben (destro alto al 61') e Sinama (tiro fuori di poco dopo slalom irresistibile al 68'); Jokin corre ai ripari, toglie lo spaesato Yeste e inserisce al suo posto Muñoz, che ad una discreta visione di gioco sa abbinare grinta e peso specifico in fase difensiva. Il cambio del tecnico di Utrera è di quelli azzeccati: all' 81' l'ex mediano dell'Osasuna supera la linea di centrocampo palla al piede, chiede e ottiene l'uno-due da Llorente e lancia con un pallonetto calibratissimo Aduriz, bravo a superare Sorrentino con un sombrero e ad insaccare di testa evitando il ritorno del portiere italiano. Dopo aver ottenuto uno dei pareggi più immeritati della stagione, l'Athletic rischia addirittura di fare bottino pieno ancora con Aduriz, che al 91' viene anticipato da un grande intervento in scivolata di Poli proprio mentre sta per battere a rete davanti a Sorrentino. L'epulsione in pieno recupero di Bouzon non permette al Recre l'assalto finale, dunque al triplice fischio è 1-1 e i locali possono giustamente sentirsi derubati di due punti. In casa Athletic, l'aspetto più positivo del match è rappresentato senza dubbio dalla capacità di ottenere un pareggio prezioso nonostante una prestazione più che deludente dal punto di vista del gioco, forse una delle peggiori nel contesto di un girone di ritorno alquanto positivo; uscire indenni da una sifda che per gli avversari rappresentava una sorta di "dentro-o-fuori", per di più giocando male, appena un anno fa sarebbe stato quasi impensabile. La zona retrocessione resta a 7 punti, quella UEFA dista solo cinque lunghezze, anche se ci sono un po' troppe pretendenti per quei due soli posti disponibili.
Vale doppio la vittoria, meritatissima, dell'Athletic contro il Getafe. Vale doppio per tre motivi, tutti ugualmente importanti: dimostra che la squadra sta finalmente imboccando il sentiero giusto (3 vittorie nelle ultime 3 partite parlano chiaro); rispecchia appieno una partita ben giocata dai nostri, capaci di surclassare con intensità e grinta il calcio organizzato e geometrico degli uomini di Laudrup; permette ai Leoni di tornare a respirare un'aria decente in classifica, grazie ai sette punti di margine sulla zona retrocessione, roba che non si vedeva da tre anni, e a quel -6 dalla zona UEFA che stuzzica alquanto i nostri palati, ormai poco abituati a gustarsi pietanze internazionali, seppure di terz'ordine (leggi: Intertoto).
Dopo le polemiche seguite ai fischi nel minuto di silenzio per Carrasco e dopo lo shock della bottigliata ad Armando al "de Lopera", l'Athletic torna in campo deciso a concentrarsi solo sul calcio giocato. Caparros schiera il 4-4-2 casalingo, ma deve fare a meno di Aitor Ocio, rimpiazzato come sempre da Ustaritz, e ovviamente di Armando, ancora alle prese con i postumi dell'aggressione subita a Siviglia; in attacco spazio ad Etxeberria, alla caccia del gol numero 100 in biancorosso, sulla destra Susaeta è confermatissimo al posto di David Lopez. Davanti ad un Getafe imbattuto da sei partite e che non perde in trasferta dalla giornata numero 19, i Leoni iniziano all'arrembaggio, mostrando un furore agonistico che alza immediatamente il ritmo di gioco e mette in chiara difficoltà gli ospiti, sulle gambe dei quali inizia a farsi sentire il peso dei molteplici impegni affrontati fin qui (la squadra di Laudrup è rimasta l'unica in Spagna impegnata su tre fronti, Liga, Coppa del Re e UEFA). La prima mezz'ora è tutta di marca bilbaina e le occasioni si susseguono senza sosta, passando soprattutto per Llorente che si mostra attivo e ispirato, ma poco concreto al momento di concludere (clamorosa la palla spedita alle stelle al 22' dopo una respinta del portiere). L'occasione più ghiotta, però, capita a Pablo Orbaiz, che approfitta di una sciagurata escursione fuori porta di Abbondanzieri - una mattana tipica del Pato, che scarta due avversari ben lontano dalla sua porta e finisce poi per perdere palla - e conclude da centrocampo, trovando però il salvataggio sulla linea di Belenguer a scongiurare l'1-0. L'appuntamento con il gol del vantaggio è solo rimandato e l'Athletic lo raggiunge meritatamente al 28' proprio col protagonista più atteso, Joseba Etxeberria. Il Gallo, mobile e volitivo, si fa trovare prontissimo alla deviazione sottomisura sul cross dalla sinistra di Del Horno e realizza con un bel tocco di destro la sua centesima rete ufficiale con la maglia dell'Athletic: è la stagione dei record per Etxebe, che quest'anno aveva già festeggiato il gettone numero 400 con i biancorossi e la quattrocentesima partita nella Liga spagnola. Ottenuto il gol, i padroni di casa diminuiscono leggermente la pressione offensiva, anche se restano molto bravi a soffocare le iniziative del centrocampo avversario, vero punto di forza del Getafe, e si fanno vedere con Llorente e Yeste dalle parti di Abbondanzieri, prima che De la Red, in pieno recupero, spaventi Aranzubia con un colpo di testa fuori di poco. Per evitare la paura di un altro dei tipici cali biancorossi nei secondi tempi servirebbe un gol in apertura di ripresa, e per poco Llorente non regala la sicurezza ai suoi con una scaltra deviazione in area, ancora su cross di un buon Del Horno, che supera il Pato ma viene respinta dal palo. E' il 53' e questo episodio fa temere il peggio, ossia una di quelle rimonte viste troppe volte in questa temporada a Bilbao, invece la squadra continua a tenere alti i ritmi e a controllare senza troppi patemi le timide offensive del Getafe, a cui difetta la condizione fisica più che la voglia di recuperare il risultato. Le palle-gol si diradano notevolmente e l'Athletic rischia solo quando Uche, al minuto 67, si presenta indisturbato davanti ad Aranzubia ma viene fermato da un'ottima uscita del portiere riojano. All'83' entra Garmendia per Yeste e dopo appena un minuto il povero Joseba, saltato per contendere il pallone ad Abbondanzieri, viene colpito involontariamente alla testa dal portiere argentino e ricade pesantemente a terra. I giocatori, le panchine e lo stadio tutto trattengono il respiro, perchè sulle prime sembra che il numero 8 giaccia al suolo incosciente, poi per fortuna Garmendia si alza e lascia il terreno di gioco sulle sue gambe, nonostante un'espressione spaesata e un leggero trauma cranico che gli verrà diagnosticato in ospedale. Nulla di grave, solo che l'Athletic resta in dieci e per poco non subisce la peggiore delle beffe. Al 91', infatti, Albin riceve da Kepa e lascia partire un sinistro di prima intenzione da quasi 30 metri: il tiro è perfetto, Aranzubia si distende ma nulla può, per fortuna c'è il palo a frapporsi fra il Getafe e il gol del pareggio, che sarebbe davvero stato una doccia fredda a dir poco immeritata per i Leoni. Come detto, però, il palo salva la porta biancorossa e con essa anche tre punti preziosissimi. Adesso la squadra di Caparros può guardare con un discreto vantaggio alla zona retrocessione, mentre alzando gli occhi vede vicino a sé i posti "europei"; fare calcoli adesso è inutile, bisogna però dire che è bello tornare a parlare di UEFA dopo tutto ciò che abbiamo passato. Il consiglio è comunque quello di volare basso e non farsi trascinare da facili entusiasmi: pensiamo a salvarci il più presto possibile, solo dopo saremo autorizzati a sognare qualcosa di più.
Armando viene portato fuori in barella dopo essersi preso una bottigliata in faccia (foto Eitb24).
Real Betis: Ricardo; Damiá, Juanito, Lima, Fernando Vega; Arzu, Rivera; Edu, Capi, Mark González; Pavone. Athletic: Armando; Iraola, Aitor Orcio, Ustaiz, Del Horno; Javi Martínez, Yeste (31' Orbaiz); Susaeta (54' David López), Etxeberría (65' Garmendia), Gabilondo; Llorente. Reti: 7' Yeste, 35' Mark Gonzalez, 64' David Lopez (rig.). Arbitro: Carlos Clos Gómez (c. aragonés). Note: partita sospesa al 70' dopo che, cinque minuti prima, una bottiglietta piena d'acqua aveva colpito il portiere dell'Athletic Armando in pieno volto, costringendolo ad uscire dal terreno di gioco in barella.
Per la seconda settimana consecutiva è impossibile parlare di calcio in relazione alla partita dell'Athletic. Stavolta non si tratta di un minuto di silenzio non rispettato, come domenica scorsa contro il Valladolid, ma di un episodio a mio giudizio ben più grave: la sospensione del match a causa dell'aggressione ad Armando, il nostro grande vecchio, per mezzo di una bottiglietta piena d'acqua. Teatro del vergognoso lancio è stato il "Ruiz de Lopera" di Siviglia, impianto non nuovo ad ospitare episodi simili; l'anno scorso, infatti, durante il derby di Coppa del Re tra Betis e Siviglia, il tecnico dei biancorossi Juande Ramos venne colpito alla testa da una bottiglia di Coca-Cola ghiacciata e stramazzò al suolo incosciente, una scena davvero terribile, tanto che in un primo momento si pensò addirittura che l'allenatore andaluso fosse in pericolo di vita. Ad Armando è andata leggermente meglio: ferita sotto l'occhio, tanto sangue e alcuni giorni di riposo assoluto, in modo da evitare problemi più gravi alla retina; se solo la bottiglia lo avesse colpito qualche centimetro più su, adesso il portiere di Sopelana avrebbe probabilmente perso l'occhio destro.
L'aspetto positivo della vicenda è che il vigliacco autore del lancio, un 40enne che si era fatto prestare l'abbonamento dalla sua vicina di casa, è stato immediatamente identificato e consegnato alla sicurezza dai suoi vicini di posto, inferociti per il gesto dell'uomo (e forse consapevoli delle conseguenze disciplinari e sportive della bottigliata). La responsabilità della società, però, è indubbia. Si sapeva che la partita era a rischio di incidenti, poche storie. La tifoseria betica, di chiare simpatie nazionaliste, vede già di per sé l'Athletic come fumo negli occhi, e ovviamente la settimana di polemiche sul minuto di silenzio non rispettato a Bilbao non ha fatto che esaltare ancor di più lo spirito bellicoso con cui i supporter biancoverdi affrontano di solito questo match; le parole del presidente Lopera, che come sempre quando apre bocca perde un'occasione per tacere, hanno ulteriormente soffiato sul fuoco dell'odio verso la squadra basca, i cui giocatori sono infatti stati accolti sul terreno di gioco con simpatici epiteti quali "terroristi", "assassini" e chi più ne ha, più ne metta. Quando l'andamento della partita si è fatto deprimente per il Betis, sotto 2-1 a 20' dalla fine (peraltro con un rigore inesistente a favore dei Leoni), la pressione è salita oltre il livello di guardia e il primo idiota presente sulle gradinate ha fatto saltare il tappo. Al 65', un minuto dopo il gol dal dischetto di David Lopez, Armando si apprestava a battere un calcio di rinvio. Il portiere basco si è voltato vero la curva, camminando verso la sua porta per prendere la rincorsa, e mentre avanzava è stato colpito dal lancio perfetto dello spettatore. Che non si trattasse di una recita in stile Dida si è capito quando Armando si è tolto un guanto, già rosso di sangue, per poter toccare la ferita senza ingombri, e anche i volti dei giocatori di entrambe le squadre erano indicativi della gravità del momento. Una volta chiusa sommariamente la ferita, il giocatore di Sopelana è stato portato fuori dal campo in barella e l'arbitro Clos Gomez non ha potuto far altro che sospendere il match.
Con uno stile degno di un capobanda portoricano del Bronx, Ruiz de Lopera si è affrettato a chiedere che i restanti 20 minuti della partita vengano recuperati più avanti, a porte chiuse, mentre la linea dell'Athletic è quella di ottenere la vittoria a tavolino, cosa che comporterebbe la sacrosanta squalifica del campo del Betis. La decisione della Federazione è attesa per questo pomeriggio, ed è scontato dire che il significato della sentenza della Disciplinare ha un'importanza che travalica il semplice contesto sportivo. Non infliggere la sconfitta per 3-0 ai sivigliani, infatti, sarebbe come avallare implicitamente il comportamente irresponsabile non solo del tifoso-lanciatore, responsabile solo "fisico" del gesto, ma anche di quei dirigenti e quegli organi di stampa che fomentano l'odio con dichiarazioni e articoli degni del rogo e per i cui autori servirebbe la fustigazione in pubblica piazza. Sono questi signori i mandanti occulti della violenza becera di qeusti pseudo-tifosi che poi, per dirla tutta, servono come paravento per la repressione verso gli ultras. Sono questi signori che, in Spagna come in Italia, rendono l'aria irrespirabile e avvelenano l'ambiente calcio. Sono questi signori che dovrebbero essere manganellati dai poliziotti e presi a calci e sputi dagli altri tifosi, non un 40enne che ha tirato una bottiglia senza nemmeno pensare a cosa stava facendo. Vergogna.
Athletic Club: Armando; Iraola, Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta (75' David López), Orbaiz (89' Garmendia), Javi Martínez, Gabilondo; Aduriz (61' Ramos), Llorente. Real Valladolid: Sergio Asenjo; Pedro López, Bea, García Calvo, Marcos; Borja (46' Sisi), Álvaro Rubio; Vivar Dorado, Kome (72' Capdevila), Sesma (79' Ogbeche); Manchev. Reti: 5' e 68' Gabilondo. Arbitro: Ayza Gámez (Comité Valenciano). Note: espulso al 55' Pedro López (V) per fallo da ultimo uomo su Aduriz.
Povero Gabilondo. Neppure nel giorno in cui segna due gol e porta l'Athletic a +4 sulla zona retrocessione, "Oso ondo" (soprannome di Igor che in basco significa "molto bene, alla grande") si guadagna la luce dei riflettori, oscurato da un evento che ha poco a che vedere con le vicende del campo. Parlo del minuto di silenzio osservato per l'assassinio dell'ex politico socialista Isaias Carrasco, ucciso da un commando di ETA ad Arrasate. Era la prima volta che al San Mamés entrava la politica, visto che fino a domenica gli unici minuti di silenzio consentiti riguardavano la morte di personaggi importanti per la storia del club. L'epilogo era facile da immaginare: fischi e cori dalla Norte e da altri settori dello stadio, minuto di silenzio interrotto dopo una decina di secondi, polemiche a non finire. Dare un giudizio su quanto è successo non è facile. Ho letto molti commenti al riguardo, sia di giornalisti che di persone comuni, e mi sento di dire che è troppo semplicistico liquidare la questione come se si fosse trattato dell'ingerenza di una banda di cretini. E' sempre molto facile parlare dalla sedia della propria camera, lontani centinaia di chilometri da Bilbao e più o meno inconsapevoli di cosa significhi vivere nei Paesi Baschi. Questo non è un blog politico, come ricordavo in un commento di qualche giorno fa, ma solo un sito amatoriale di calcio. Tuttavia, mi sento di fare delle precisazioni, perchè troppo spesso la gente parla per sentito dire. Innanzi tutto, l'errore più grave è stato di Macua, che poteva benissimo evitare di far osservare il minuto di silenzio che la RFEF ha posto come facoltativo, pur invitando le società a rispettarlo (a Pamplona, per esempio, non è stato fatto). In secondo luogo, va chiarita la natura della contestazione. Prima sono stati intonati cori a favore dei prigionieri politici e delle vittime della Stato spagnolo, quindi sono iniziati i fischi rivolti non a Carrasco, bensì ad un'altra parte della tifoseria. Riporto di seguito l'importante testimonianza di un socio dei Leones Italianos che domenica era allo stadio:
"Da quello che ho potuto vedere e sentire nei "famigerati" 10 secondi della Catedral, i fischi non erano assolutamente per il povero Isais Carrasco... Per lo meno metà stadio se ne è rimasta seduta senza partecipare nel minuto di silenzio, mentre circa 200-300 persone (settore HNT) e un'altra cinquantina (settore A. S.) ha cominciato a cantare in denuncia della morte (civile) che decine di migliaia di persone soffrono nella "democratica" Spagna del "caro" ZP...i FISCHI sono iniziati solo quando all'inizio della partita (è successo tutto in pochissimi secondi) sono proseguiti alcuni "cori politici" (per la precisione PNV ESPAÑOL!!!) direzione palco, cosa che peraltro avviene domenicalmente, e da lì sono iniziati i fischi provenienti principalmente dalla tribuna PR. BAJA (dove sto abitualmente io). Nel 1978 ci fu l'unico precedente di un minuto di silenzio totale, spontaneo, per un morto del conflitto politico in E.H. (precisamete fu per ARGALA)...poi negli ultimi trenta anni sappiamo tutti qual è stato l'atteggiamanto dell' Athletic in merito ai "minuti di silenzio" (sicuramente il piu' accertato, appunto perche' evita la divisione tra vittime del confilitto di serie A - morti per mano di ETA - e quelli di serie B - morti per mano del terrorismo di Stato- ). Tutte meritano assolutamente il massimo rispetto (e il povero Isaias, tra l'altro "tifosissimo" dell'Athletic, anche!)".
Ma cosa si apettavano lorsignori, che la gente se ne stesse tranquilla? Ignorano forse che più della metà di chi siede in quelle curve ha avuto un parente o un amico picchiato, imprigionato o ammazzato nelle carceri spagnole? Per quale motivo non c'è mai stato un secondo, non un minuto, di silenzio per le vittime dei GAL, per i prigionieri politici e per i loro parenti morti sulle strade, nel tentativo di raggiungerli in prigioni lontane centinaia di chilometri dai Paese Baschi (se non sapete di cosa parlo, cercate su Google il sito di "Euskal Presoak")? Mi sembra quasi il caso-Sandri...certe morti pesano più di altre? Vale più un poliziotto morto non si sa come fuori da uno stadio o un tifoso ammazzato ad un autogrill? Vale più un ex politico del PSOE o un cittadino basco morto per le torture subite durante un interrogatorio?
Ripeto, è troppo facile parlare senza conoscere la situazione, come peraltro hanno fatto i giornali italiani. A tale proposito, riporto il pezzo del blog di un amico:
"15 righe, quante imprecisioni ! Tutto perchè si è voluto per forza di cose parlare di un fatto successo senza conoscere il benchè minimo dettaglio !! Sto parlando di questo articolo apparso ieri su "La Repubblica" on line: BILBAO, CORI AL MINUTO DI SILENZIO.
Premessa, fate conto che io ero allo stadio, nel senso che non ero li fisicamente, ma ci sono stato tante volte al San Mames di Bilbao che lo conosco come le mie tasche, e molti di quelli che erano li sono amici miei.
Svisceriamo l'articolo nei punti salienti e correggiamo le ZOZZERIE ivi presenti.
Cominciamo con la prima parte dell'articolo.
"Una parte del pubblico dello stadio San Mames non ha rispettato il tributo al politico socialista Isaias Carrasco, ucciso venerdì dall'Eta"
Niente da eccepire, se non che ISAIAS CARRASCO era un ex-politico socialista, in quanto si era allontanato dal suo partito recentemente.
"Prima della partita Athletic-Valladolid, durante il minuto di silenzio raccomandato dalla Lega calcio spagnola, cori e fischi sono venuti dalla 'Cattedrale', il settore tradizionalmente occupato da tifosi vicini alla sinistra indipendentista basca"
E qui cominciano i dolori, "La Catedral" è il soprannome dello stadio SAN MAMES di Bilbao. Il nomignolo fu dato allo stadio dell'ATHLETIC agli inizi dell' era del calcio spagnolo, quindi non è, come si evince dal pezzo, solo una parte dello stadio. Per inciso quella parte di stadio mostrata anche nel video si chiama " fondo norte" (curva nord) dove risiede un gruppo di tifosi ben definito che si chiama appunto HERRI NORTE, corretto invece che sono i ragazzi vicini alla sinistra indipendentista basca.
"Secondo la stampa spagnola, era la prima volta che la squadra basca faceva osservare un minuto di silenzio dopo un attentato attribuito all'Eta."
Tentennamento inutile e fuori luogo. Non sono di certo un membro dell'Accademia della Crusca, ma quel "secondo la stampa spagnola" ci dice che il giornalista prende con le pinze la notizia sul fatto che sia la prima volta che la squadra basca etc etc. Ma secondo voi ( sono un genio lo so), perchè un giornalista e un quotidiano dovrebbero prendersi la briga di dare risalto a un fatto accaduto, prendendo però con le molle una segnalazione che è per forza di cose veritiera ? Lo sanno tutti gli spagnoli, nei paesi baschi NON SI CELEBRANO MINUTI DI SILENZIO CON MOTIVO POLITICO ! E qui vi rimando all'ultima cagata dell'articolo :
"Tutte le altre partite della 27ma giornata della Liga spagnola di calcio si sono aperte ieri e oggi con un minuto di silenzio in omaggio all'ultima vittima dell'Eta"
Se chi ha scritto l'articolo si fosse preso la briga di verificare anche solo una delle cose che ha riportato, non avrebbe avuto nessuna difficoltà nel riscontrare che a PAMPLONA, Navarra, Paesi Baschi, allo stadio "Reyno de Navarra", per la partita OSASUNA-ALMERIA il minuto di silenzio non è nemmeno cominciato. E la stessa cosa sarebbe successa allo stadio di ANOETA, San Sebastian capoluogo della Guipuzkoa , Paesi Baschi, se la squadra di casa la REAL SOCIEDAD non fosse stata impegnata in trasferta.
Mi rendo conto che dovrei stare a spiegare i motivi del perchè nei Peasi Baschi non si celebrano minuti di silenzio per motivi politici, vi metto solo sulla strada, forse che nel resto della Spagna si è celebrato mai un minuto di silenzio in ricordo dell'ECCIDIO DI GUERNIKA?
Anche altri giornali hanno voluto per forza dare risalto alla cosa, e tutti hanno scritto qualcosa prendendo spunto, per sentito dire o peggio COPIANDO dallo spagnolo e riportando una traduzione maccheronica che ha dell'assurdo. Il quotidiano "La Stampa" nella versione cartacea a pagina 3 dell'edizione di ieri lunedi 10 marzo, riportava un trafiletto in cui veniva scritto che il " minuto di silenzio veniva interrotto dall'arbitro dopo solo 8 secondi mediante l'uso del megafono". Ma immaginatevi voi un arbitro al centro del campo che con il megafono dice a tutti " il minuto di silenzio finisce qua ", ovvio che chi ha scritto il pezzo ha buttato giù due righe tanto per, senza rileggere l'assurdità della cosa. Leggendo i quotidiani spagnoli che parlano della cosa trovo questo articolo in cui viene scritto:
"Es de suponer que por la situación creada, el árbitro del partido Athletic Club-Real Valladolid, el valenciano Ángel Ayza Gámez, decidió que no se alargase y recortó el minuto a unos 8 segundos desde que se dieron las últimas palabras por megafonía y pitó el final del minuto." che tradotto significa che l'arbitro ha decretato la fine del minuto di silenzio giusto quando la "megafonia" della stadio stava terminando le ultime parole. Le parole che introducevano la motivazione del minuto di silenzio. L'ho fatta io la ricerca, ho fatto io una traduzione semplice e non faccio il giornalista...ci voleva tanto?
MA CAMBIATE MESTIERE, LA GENTE HA BISOGNO DI PROFESSIONISTI E PROFESSIONALITA' NON DI CIALTRONI CHE SCRIVONO A COMANDO!!".
Questo è quanto. La condanna di ETA e del terrorismo è ferma e direi ovvia, ma prima di parlare a vanvera credo che bisognerebbe conoscere i fatti. La vita nei Paesi Baschi non è simile a quella nel resto della Spagna, chi dà per scontato questo punto è un superficiale. Si sentono i fischi e subito si fa 2+2: sono etarras, sono terroristi, sono imbecilli, sono incivili, sono vigliacchi, ecc ecc. Nessuno ha pensato che i fischi non fossero per Carrasco. Nessuno ha provato, come ho fatto io, a sentire cosa dicevano i cori e a dare un'occhiata alle bandiere che sventolavano nella Norte. Nessuno ha capito che quella era una contestazione alla democratica e civile Spagna, non un appoggio a ETA. Si può discutere dell'opportunità della protesta, prima però sarebbe bene informarsi. C'è perfino gente che si è scandalizzata perchè i giocatori dell'Athletic non si sono abbracciati a metà campo, ma sono rimasti a capo chino nelle loro posizioni. Un peccato grave anche questo?
Per quanto riguarda la partita, mi sembra quasi superfluo soffermarmi sull'andamento del match. Valladolid migliore sul piano del gioco, Athletic che ringrazia Gabilondo, Llorente (autore di due assist) e Armando, salvatore della patria in più occasioni. Non mi sento di aggiungere altro, per chi vuole vedere un po' di calcio ecco il link al filmato con le azioni salienti del match: Athletic-Valladolid.
Un punto su un campo difficile come quello dell'Almeria non va mai buttato, ma grande è l'amaro in bocca per un Athletic che gioca meglio e meriterebbe il bottino pieno, non trovandolo però a causa delle ormai arcinote difficoltà negli ultimi 20 metri. Non è un problema di attaccanti, non ora che Llorente sembra finalmente aver superato i dubbi amletici che lo hanno bloccato nell'ultimo biennio, ma è più che altro una difficoltà nel trovare sbocchi all'azione offensiva quando si arriva nei pressi dell'area avversaria; la squadra, insomma, anche quando domina non riesce a creare molte azioni pericolose, dunque la beffa è sempre in agguato (e anche contro la squadra di Emery abbiamo rischiato di subirla).
Caparros abbandona il 4-2-3-1 usato nelle ultime trasferte e torna al 4-4-2, cambiando però diversi elementi nei ruoli chiave: spicca soprattutto l'assenza in mediana di Orbaiz, in luogo del quale gioca Yeste, che torna dunque a interpretare il ruolo di pivote dopo diverse giornate; a sinistra si rivede Gabilondo (prova diligente la sua), in avanti c'è Etxeberria, al rientro dopo l'infortunio, in coppia con l'intoccabile Llorente. Unai Emery, il tecnico basco degli andalusi, risponde col suo 4-3-3 d'assalto e con la sua formazione-tipo, dove spicca su tutti la stellina Negredo. L'Almeria è squadra che fa del pressing alto e dei ritmi forsennati le chiavi del proprio gioco, pertanto ci si aspetterebbero i padroni di casa all'assalto e un Athletic tutto difesa e contropiede; non è così, invece, e fin dalle battute iniziali i baschi si fanno preferire nel possesso palla e nella veloce circolazione della stessa, tenendo lontano dalla propria area gli avversari grazie al baricentro alto e alla spinta sulle fasce, in particolare sulla destra dove Susaeta è come sempre il più frizzante dei suoi. Al dominio territoriale dei Leoni, purtroppo, non corrisponde un adeguato numero di palle-gol, tanto che Alves si spaventa solo a causa di una conclusione da lontano di Koikili al 10' (gran botta fuori di poco) e di due tentativi di Yeste al 22' e Gabilondo al 39', col primo in particolare che chiama il portiere di casa ad un intervento non semplice. L'Almeria non riesce a trovare il bandolo della matassa e soffre soprattutto a centrocampo, limitandosi a chiudere gli spazi nella propria trequarti ed a tentare qualche sortita in contropiede, senza tuttavia giungere mai a tirare verso la porta difesa da Armando. Al riposo è 0-0, Caparros presumibilmente dice ai suoi di affondare i colpi e l'Athletic rientra in campo deciso ad aumentare la pressione nei pressi dell'area avversaria. Al 54' i Leoni vanno vicinissimi al gol con Gabilondo, che taglia sul primo palo in direzione del cross dalla destra di Susaeta e devia di sinistro trovando però la risposta di puro istinto di Alves, bravo e fortunato nel respingere il tocco da due metri di Igor. Sembra il preludio al gol, invece a passare in vantaggio è l'Almeria, che al 59' trova l'1-0 col suo primo tiro in porta del match, peraltro su rigore; il penalty lo segna Negredo, ma il merito va alla grande giocata del nuovo entrato José Ortiz, che prende palla sulla destra, buca in diagonale la difesa dei baschi e viene atterrato ingenuamente da Yeste appena dentro l'area. Il rigore è sacrosanto e ci sarebbe pure l'espulsione di Fran, già ammonito, sul quale Undiano Mallenco sorvola non senza colpa. Se Emery è stato bravo ad inserire José Ortiz e Soriano per gli spenti Juanma e Melo, altrettanto capace si dimostra Caparros quando decide di far entrare Orbaiz, in grado di prendere d'infilata la difesa alta dell'Almeria coi suoi lanci millimetrici. I frutti del cambio si vedono due minuti dopo l'ingresso in campo di Don Pablo, al 68': lancio del navarro per Llorente, Nando salta Alves e al momento del tiro lascia all'accorrente Etxeberria, posizionato meglio, ma il piatto destro a botta sicura del capitano viene salvato sulla linea da Pulido. Etxebe si dispera per aver mancato il 100° gol in biancorosso e lascia il campo ad Aduriz, tuttavia il meritato pareggio lo sigla ancora una volta Llorente, che risponde così a Negredo nella sifda tra giovani bomber e dimostra di aver finalmente preso coscienza dei propri mezzi. L'azione è molto bella e parte dal solito lancio di Orbaiz che pesca stavolta Susaeta, bravo a far sponda di testa per Nando che irrompe e insacca con un cabezazo che toglie il tempo ad Alves e lo brucia sul suo palo. Ottenuto il pari, l'Athletic commette l'errore di rilassarsi e per poco non paga carissimo questa brutta abitudine. Emery, infatti, si rischia negli ultimi minuti Kalu Uche in avanti, la sua squadra alza il baricentro e sfiora due volte il gol, prima con un colpo di testa di Soriano che esce di pochissimo e quindi, al minuto 88, con un altro colpo di testa di Uche murato da Amorebieta, sulla cui respinta Ortiz calcia malamente a lato. Caparros fiuta l'aria che tira e corre ai ripari inserendo Ustaritz per Susaeta, cambio che blinda il pareggio e consente ai baschi di ottenere un punto comunque prezioso. La zona retrocessione è sempre in agguato e dista giusto una lunghezza...inutile dire che il match di domenica con il Valladolid assomiglia tantissimo ad uno spareggio salvezza.
I migliori e i peggiori nell'Athletic: con una difesa alta come quella dell'Almeria servivano prima le geometrie di Orbaiz, quest'anno spesso in difficoltà con ritmi di gioco elevati ma che ha dalla sua una capacità d'impostazione e un lancio lungo con pochi eguali nella Liga. Susaeta è un folletto sulla destra, peccato che talvolta manchi di lucidità al momento d chiudere l'azione, come quando, nella ripresa, tira da posizione defilata invece di servire Llorente; la sua capacità si saltare l'uomo e la sua velocità restano comunque due delle poche armi su cui i Leoni si basano per scardinare le difese altrui. Buono Gabilondo sulla sinistra, non fa niente di eccezionale ma fa sentire la sua presenza, è diligente come al solito e sfiora anche il gol. Llorente non riceve moltissimi palloni, ma quando viene messo in grado di concludere fa male: i suoi progressi sono incoraggianti e adesso Nando somma 7 reti in Liga, 5 delle quali realizzate nelle ultime sei partite.
Nessuna prestazione davvero negativa tra i baschi, anche se Etxeberria è fumoso e cade troppe volte, facendo innervosire pubblico e avversari. Yeste gioca discretamente, è generoso e si sacrifica molto in fase di copertura, peccato però per quel fallo ingenuo che finisce per sporcare una prestazione altrimenti positiva.
Richiedo scusa ai lettori per l'assenza settimanale, causata da impegni lavorativi (o meglio, di ricerca di lavoro e non di lavoro vero e proprio, purtroppo). Cercherò di non assentarmi più così a lungo, promesso!
I tifosi biancorossi manifestano il loro appoggio a Gurpegi prima dell'inizio del match (foto Eitb24).
Solita storia, solito Athletic. Dopo la bella e convincente vittoria di Madrid, per la cui mancata cronaca ancora mi scuso (e sì che la cavalcata "maradoniana" di Javi Martinez sul gol di Susaeta e il "taconazo" di Llorente avrebbero meritato molto più di due righe di cronaca), i Leoni mostrano ancora una volta la loro mancanza di continuità e si fanno mettere sotto da un Villarreal che, dopo i primi 45', era praticamente alle corde. Sfuma così la possibilità di ottenere tre risultati utili consecutivi, cosa mai successa quest'anno, e di dare un addio quasi definitivo alla zona retrocessione, che torna invece pericolosamente vicina, visto che adesso dista solo due punti.
Caparros conferma il 4-4-2 casalingo, con Yeste e Susaeta sulle fasce ed il giovane Ramos a fianco di Llorente, che sta forse attraversando il miglior periodo della sua carriera (escluso il formidabile esordio nell'era Valverde); Muñoz sostituisce a centrocampo l'infortunato Orbaiz, mentre Aitor Ocio riprende il suo posto al centro della difesa dopo la squalifica. Il Villarreal, senza la stellina Rossi, sale a Bilbao desideroso di rivincita dopo l'eliminazione dalla Coppa UEFA per mano dei russi dello Zenit e schiera dal primo minuto Mati Fernandez, che gioca a supporto del tandem Franco-Nihat. Pronti via e i biancorossi passano alla prima azione: Susaeta riceva da Yeste, centra un pallone col contagiri dalla destra e pesca in area Llorente, che si fa trovare pronto all'appuntamento con la sfera e la deposita in rete con un tocco felpato di sinistro. E' il minuti numero 4 e per i Leoni la strada si fa in discesa grazie al quarto gol di Nando nelle ultime cinque partite, un incoraggiante segnale di maturazione per l'attaccante da cui dipenderà molto del destino futuro dell'Athletic. Sul campo gli uomini di Caparros legittimano il vantaggio con una condotta di gara esemplare: squadra corta, pressing continuo e manovra ariosa sono le carte che i baschi mettono sul tavolo, evidentemente migliori rispetto a quelle che Pellegrini pesca dal suo mazzo. Non c'è infatti traccia del Villarreal nel primo tempo, eccezion fatta per un colpo di testa di Guille Franco al 35', mentre i padroni di casa macinano calcio e vanno più volte vicini al raddoppio; Diego Lopez dice no alle conclusioni di Susaeta al 17' e Koikili al 46', mentre al 30' è Capdevila che salva il proprio portiere ormai scavalcato dalla conclusione di Markel, attivo ed elettrico come al solito. Non arrivare al 2-0 è l'unica pecca dell'Athletic in una prima frazione assolutamente dominata, ma questa lacuna verrà pagata molto cara nel prosieguo dell'incontro. Il Submarino Amarillo che rientra in campo dopo l'intervallo, infatti, non è neppure parente della squadra timorosa e balbettante dei precedenti 45 minuti e la partita si fa più equilibrata, anzi, man mano che i minuti passano sono gli ospiti a prendere campo mentre i Leoni rinculano e si fanno paurosi, come quasi sempre accade nei secondi tempi in casa. Logico dunque che il Villarreal crei diverse palle-gol e infine pareggi al 65' con Guille Franco, il messicano dai piedi di marmo che stavolta controlla benissimo il cross dalla destra di Angel e spedisce la sfera sotto l'incrocio alla sinistra di Armando. Se anche certa gente si mette a fare i golazos significa che la partita volge al peggio, e infatti, cvd, dopo l'1-1 gli uomini di Pellegrini dominano incontrastati (inutili e forse deleteri i cambi di Caparros) e finiscono per mettere dentro anche il pallone della vittoria. Accade al minuto 82 e l'autore della rete decisiva è Capdevila, che scaglia un sinistro dentro l'area ed è fortunato a trovare la deviazione di Javi Martinez che mette fuori causa Armando. I baschi accusano il colpo e stentano ad organizzare un assalto finale all'arma bianca, ma all'ultimo minuto di recupero Koikili ha sul sinistro il pallone del pari: piccolo grande Koi spara, Diego Lopez è battuto, la sfera però preferisce fare una capatina in curva e non entra nei tre pali per la disperazione dei tifosi.
Finisce dunque col trionfo del Submarino Amarillo, che da un paio d'anni a questa parte raccoglie il bottino pieno a Bilbao senza meritarlo troppo. In casa Athletic ci sono segnali positivi, ma anche tanta, troppa amarezza per l'ennesimo risultato gettato al vento, e sinceramente non ci sono più parole per descrivere la metamorfosi di questa squadra tra il primo e il secondo tempo della quasi totalità delle gare casalinghe: paura di perdere, mancanza di cattiveria, cali di concentrazione, scarsa condizione fisica, sfortuna...cosa sarà? Ai posteri l'ardua sentenza, nella convinzione che anche quest'anno ci sarà da soffrire per ottenere la salvezza.
Mi scuso con i lettori per la settimana di latitanza, ma impegni pressanti mi hanno impedito di aggiornare il blog e riportarvi la cronaca della sconfitta di Saragozza. Riprendo dalla partita di ieri, buona lettura! Llorente incorna alle spalle di Kujovic il pallone dell'1-0 (foto Eitb24).
Athletic Club: Armando; Iraola, Ustaritz, Amorebieta, Del Horno; David López (67' Cuéllar), Orbaiz, Javi Martínez, Yeste (81' Garmendia); Ramos (27' Aduriz), Llorente. Levante UD: Kujovic; Descarga, Serrano, Álvaro, David; Ettien (60' Riga), Miguel Ángel, Berson, Courtois; Pedro León, Iborra (68' Saúl). Reti: 55' Llorente. Arbitro: Pérez Burrull (Colegio Cántabro).
E' una boccata d'ossigeno puro il risultato dell'incrocio ad alto rischio col Levante di De Biasi, squadra sconclusionata e alla frutta quanto si vuole, ma capace di mettere insieme 7 punti nelle ultime tre giornate e salita a Bilbao con l'idea di proseguire la propria serie positiva. L'Athletic ha fatto sua la gara, soffrendo moltissimo, al solito, dopo aver segnato, tuttavia non bisogna fare troppo gli schizzinosi: contava vincere, solo quello, e i Leoni ci sono riusciti.
Caparros cambia ancora schema e per la partita contro una delle squadre più perforate della Liga sceglie il 4-4-2, spostando Yeste sulla fascia sinistra e mettendo Aitor Ramos, e non Aduriz, a fare compagnia in avanti a Llorente; con Koikili infortunato, l'altra novità di giornata è il ritorno tra i titolari di Del Horno, fin qui più presenza astratta che altro. C'è grande curiosità verso l'accoglienza che il San Mamés tributerà proprio a Del Horno e al suo compare di scorribande Yeste, criticati pesantemente in settimana a causa della loro movimentata vita notturna, e in effetti il pubblico si divide, ci sono applausi ma anche fischi, tutto il contrario del calore mostrato dai tifosi biancorossi al portiere Armando, subito titolare domenica scorsa a Saragozza e confermato da Jokin (povero Aranzubia, scavalcato anche da un 37enne...). Il Levante scende in campo molto prudente e lascia palla e inziativa all'Athletic, consapevole che nove volte su dieci i baschi non sanno che farsene nè dell'una nè dell'altra...e in effetti la grigia giornata dei biancorossi conferma appieno questo trend. Per vedere qualcosa bisogna aspettare il 27' e non è un'occasione da rete, bensì l'uscita dal campo di Aitor Ramos, infortunato e sostituito da Aduriz. L'Athletic si fa vedere spesso su palla inattiva (due volte Yeste pesca Del Horno su punizione, tuttavia l'asse tra i due "viveur" non si traduce in gol), gli ospiti salgono col contagocce eppure riescono ugualmente a rendersi pericolosi con una punizione maligna di Courtois che attraversa tutta l'area e viene poi disinnescata da Del Horno, bravo ad anticipare un paio di levantini appostati per la deviazione. Al 29' i Leoni danno segni di vita grazie a Yeste, che salta un avversario e crossa (male) trovando la respinta della traversa, senza che David Lopez e Llorente riescano poi a ribadire in gol. Resta però un episodio isolato nel contesto di una partita mal giocata da entrambe le parti e che vede diversi giocatori bilbaini sottotono; tra questi non vi è Fernando Llorente, autore di alcune belle sgroppate palla al piede e abbastanza pericoloso anche in area levantina, come dimostra la traversa colta al 45' su corner di David Lopez. All'intervallo il computo dei legni colpiti vede l'Athletic in vantaggio per 2-0, ma subito in avvio di ripresa il Levante accorcia le distanze in questa speciale gara, cogliendo un palo a portiere battuto grazie ad un colpo di testa di Miguel Angel. Il pericolo sveglia gli uomini di Caparros, che prima sfiorano il vantaggio con Aduriz e quindi passano con un colpo di testa di Llorente, servito alla perfezione da un cross di Aritz innescato a sua volta da un rinvio sbagliato di Kujovic. Da qui in avanti è sofferenza continua per i tifosi biancorossi perchè, come accade ogni volta che vanno in vantaggio, i Leoni rinculano, si chiudono a protezione della propria area e rischiano di subire il gol avversario; anche un rivale modestissimo come il Levante fa paura e ci vuole tutta la sicurezza del veterano Armando per sbrogliare le mischie provocate dai "pelotazos" della banda De Biasi, unico schema offensivo messo in pratica dai valenciani. In più, Amorebieta e Ustaritz giocano come gladiatori e non concedono vere e proprie occasioni agli attaccanti ospiti, dunque al fischio finale il misero golletto di scarto è mantenuto e permette all'Athletic di incamerare tre punti preziosissimi in chiave salvezza. Il Levante, di contro, saluta la Primera già a partire da oggi, visto che ha 12 punti di distacco dalla zona salvezza, le casse sociali senza nemmeno un euro e un gioco (se così si può chiamare) degno più di un campionato amatori UISP che della Primera division spagnola. E quest'ultimo dato rappresenta una nota ulteriore di demerito nei confronti dei Leoni, poco pericolosi per 60' e incredibilmente timorosi una volta trovato il gol; se certi atteggiamenti sono più comprensibili di fronte a squadre di una certa caratura, è inammisibile riscontrarli perfino contro avversari tecnicamente ai limiti della decenza. Quattro anni fa partite del genere si vincevano 3-0, torneremo mai a quei tempi felici?
Il Racing esulta, l'Athletic è fuori dalla Coppa (foto Eitb24).
Athletic Club: Aranzubia; Expósito (75' Garmendia), Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta, Muñoz, Yeste, Gabilondo (75' David López); Aitor Ramos (61' Aduriz), Llorente. Real Racing Club: Coltorti; Pinillos, Oriol, César Navas, Luis Fernández (46' Ayoze); Jorge López (37' Pablo Álvarez), Colsa, Duscher, Oscar Serrano; Bolado (61' Smolarek), Tchité. Reti: 18' Amorebieta, 24' Muñoz (rig.), 53' Duscher, 55' Susaeta, 72' Tchité, 92' Oscar Serrano. Arbitro: Rubinos Pérez (Comité Madrileño).
Ci abbiamo creduto. Alzi la mano chi, sul 2-0, non ha visto le semifinali. Ad inizio ripresa la bilancia pendeva senza dubbio dal lato biancorosso, anche perchè il più (restituire al Racing i due gol dell'andata) era fatto e l'entusiasmo del pubblico sembrava aver contagiato anche i giocatori. Invece gli uomini di Marcelino hanno avuto la forza di reagire e, aldilà delle polemiche sul rigore (nettissimo) negato a Gabilondo sul punteggio di 3-1, hanno meritato il passaggio del turno. Resta un grande amaro in bocca, ma bisogna comunque tributare un applauso alla squadra, scesa in campo con atteggiamento pugnace ed arresasi all'evidenza solo dopo il gol di Tchité.
Dopo un inizio di gara stentato, nel quale il Racing pressa e tappa tutti gli spazi, l'Athletic passa improvvisamente in vantaggio al 18' col primo gol ufficiale in maglia biancorossa di Amorebieta, che stacca più in alto di tutti sulla solita punizione tagliatissima di Yeste e indirizza la palla nell'angolino alla destra di Coltorti. La rete galvanizza i baschi che, spinti dall'incessante tifo dei 40.000 del San Mamés, stringono i tempi e raddoppiano dopo 6 minuti grazie ad un rigore impeccabile di Muñoz, penalty procuratosi da Llorente che fa un gran numero nello stretto (dribbling di tacco in mezzo a tre avversari!) e viene steso al momento del tiro. Al 24' è 2-0, stesso punteggio con cui il Racing aveva vinto a Santander una settimana fa, dunque il passaggio del turno è assolutamente in bilico. Colsa al 31' va vicino a segnare con un tiro da fuori, i Leoni capiscono di non poter rischiare e tirano un po' i remi in barca, accontentandosi di aver rimesso il match in careggiata nella prima mezz'ora e conservando le forze per il probabile forcing della ripresa. Il secondo tempo, però, inizia in maniera molto blanda per i biancorossi...forse troppo. Dopo una buona iniziativa del vicace Aitor Ramos, infatti, l'Athletic perde mordente e finisce per incassare il 2-1 da Duscher, che finalizza un'elaborata azione del Racing con un piattone destro dal limite dell'area; evidente, in ogni caso, l'errore di Aranzubia, che non esce sul primo cross di Pablo Alvarez da cui poi nasce il contro-cross per la rete del centrocampista argentino. Ora ai Leoni servono altri due gol per passare, ma passano appena 120 secondi ed ecco la rete di Susaeta, che approfitta di una respinta di Coltorti su sventola di sinistro di Llorente (gran partita di Nando) per siglare il 3-1 della speranza. Il telecronista commenta con un "può succedere di tutto a Bilbao", e in effetti la sensazione è quella. Al 65' accade l'episodio che, a detta di mister Caparros, indirizza la qualificazione verso la Cantabria: Gabilondo si libera in area, viene servito con una palombella e sta per colpire, quand'ecco Pinillos spingerlo nettamente da dietro impedendogli d'impattare col pallone. E' un rigore solare, il signor Rubinos Pérez non è però di questo parere e lascia proseguire. Le speranze dell'Athletic di passare il turno ricevono una bella botta e crollano definitivamente al 72' per mano di Tchité, che segna il terzo gol in un mese ad Aranzubia insaccando da un metro dopo uno splendido schema su punizione (pallonetto di Colsa, testa di Smolarek e gol del burundese). I baschi issano bandiera bianca, protestano per altri due episodi in area cantabra (un "mani" e una caduta di Llorente su uscita di Coltorti), ma in definitiva non si rendono più pericolosi. La festa racinguista si completa in pieno recupero grazie ad Oscar Serrano, che scappa sulla fascia sini